ANNO 20 n° 263
I mestieri scomparsi e... le cantine abbandonate
Sono diventate pericolosi ricettacoli per topi, cani randagi e immondizia

di Orlando Pierini

FABRICA DI ROMA - Riecheggiano, con una vena di malinconica nostalgia, i versi del Carducci: Ma per le vie del borgo – Dal ribollir de' tini – Va l'aspro odor de i vini – L'anime a rallegrar.

Sembrano lontani i tempi in cui in ogni paese del viterbese ci si beava della poetica atmosfera della vendemmia: suoni, canti, odori, sapori che nel volgere di pochi anni si sono inesorabilmente dissolti e con essi quell'aspro odor di vini che emanava dalle cantine che costellavano le pendici delle colline tufacee.

Anacronistici ed obsoleti sono stati definiti quei rituali carducciani che rallegravano gli animi. Al loro posto i vinificatori aziendali che, in nome e per conto di un’economia esasperata, hanno omogeneizzato ed omologato gran parte dei vini cosiddetti ''da tavola''.

E i viticoltori, rimasti orfani del fisiologico ricambio generazionale, si sono dovuti adeguare, loro malgrado, al ''nuovo che avanza'' ammassando disordinatamente i dorati grappoli d'uva sui trattori alla volta delle aziende vinicole.

E le cantine, centro e fulcro di quel fermento settembrino che vedeva donne, bambini, anziani, parenti ed amici festeggiare il dio Bacco spillando dalle botti il vino ancora acerbo ma dall'inconfondibile sapore dolciastro, che fine hanno fatto?

Le cantine nobili si sono tramutate in trattorie occasionali, preda di vacanzieri famelici assidui frequentatori di sagre e feste paesane; quelle più a ridosso delle abitazioni sono state malamente adattate a garage o ricovero per attrezzi; per tutte le altre, un desolante epilogo: abbandonate a se stesse, vessillo indecente dell'inciviltà e dell'incuria dei proprietari, con il ''silenzio assenso'' delle amministrazioni poco attente al decoro, all'igiene pubblica, al recupero urbanistico. Alcune sono state murate ''alla meno peggio'', le altre si sono tramutate in ricettacolo di topi, serpi, cani randagi e… dell'onnipresente immondizia.

Nel 2011, con ordinanza numero 210, il sindaco di Fabrica di Roma vietava ''di mantenere in stato di abbandono gli immobili ubicati nel territorio comunale''. Anomalia tutta italiana: tanto prodighi nel legiferare, teorizzare, pianificare, quanto latitanti nel concretizzare.

Al momento di concludere questo mio scritto, mi è giunta notizia che la scarpata sovrastante le cantine è rovinosamente franata con grave rischio per le macchine in transito.

Risale al 2007 la mia prima segnalazione all'ufficio tecnico del Comune sulla sua pericolosità, a questa ne sono seguite altre due nel 2008 e nel 2012. Nessun riscontro. Il 29 settembre 2012 ho trasmesso il tutto alla polizia comunale nella speranza di un esito migliore. Tutto inutile! E queste sono le conseguenze.




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