ANNO 20 n° 113
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Lago di Bolsena, recuperata la torretta dell'aereo americano inabissato nel 1944
Verrà esposta nella sezione ''Seconda Guerra Mondiale'' del museo della Città

VITERBO - Una torretta con le sue due mitragliatrici risalente alla Seconda Guerra Mondiale è stata recuperata dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Viterbo dai fondali del lago di Bolsena.

Il dispositivo, parte di un aereo inabissatosi durante il conflitto, e scoperto due anni fa da Massimiliano Bellacima, appartenente alla Scuola sub di Bolsena che ha partecipato al recupero insieme ai vigili. Si tratta di una sfera di circa un metro di diametro, posizionata sotto la parte centrale del velivolo e dove all'interno operava un mitragliere. Essa poteva ruotare su 360° e muoversi verso l'alto e il basso ed era armata da due mitragliatrici Browning 50.

Oggi, dopo 69 anni, il relitto dell'aereo ritrovato nelle profondità del lago ha un nome: è un bombardiere quadrimotore B-17F, la famosa 'Fortezza Volante americana', bombardiere di grosse dimensioni.

Il sub di Bolsena Massimiliano Bellacima, sulla base di testimonianze locali, inizia delle immersioni nel lago che porteranno alla scoperta di un relitto di aereo davanti al paese di Bolsena. Tra i rottami viene individuata la torretta ventrale con le sue due mitragliatrici (Sperry Ball) di un B-17. Tutto ciò non è però sufficiente ad identificare l'aereo, l'equipaggio e la sua sorte: il mistero si risolve alla fine di dicembre dello scorso anno, quando i sub scoprono che sulla torretta ci sono due scritte dipinte a mano con vernice: Ileen Lois.

Le ricerche storiche condotte da Mario Di Sorte presso gli archivi aeronautici Usa, hanno permesso di scoprire che Ileen Lois è la moglie del mitragliere e che il suo aereo era partito da Amendola (Foggia) il 15 gennaio 1944 con altri 37 B-17 per una missione di bombardamento su Certaldo (Firenze). Su Perugia viene danneggiato a due motori dalla contraerea tedesca, lascia la formazione e, continuando a perdere quota, tenta di rientrare alla base.

Sulle rive del Lago Trasimeno, per alleggerirsi, sgancia il carico di 6 bombe e si dirige verso sud. Giunto nella zona di Radicofani, i 10 componenti dell'equipaggio si lanciano col paracadute: 5 di loro vengono catturati dai tedeschi e gli altri riescono a fuggire. Alla fine della guerra tutti, inclusi i prigionieri, rientreranno salvi in patria.

L'equipaggio del comandante William Pedersen, una volta abbandonato l'aereo, non riuscì a vedere il luogo dove esso cadde. Le ricerche storiche hanno permesso di ricostruire i fatti e stabilire che il B-17 USAF matricola 41-24364 , continuando a perdere quota, si inabissò nelle acque del lago di Bolsena il 15 gennaio 1944 alle ore 13,20 circa.

Se nel lontano 1944 il mitragliere non avesse scritto il nome di sua moglie sulla torretta, oggi avremmo nel lago i resti di un bombardiere americano, ma l'impossibilità di identificarlo.

Da sottolineare che le ricerche effettuate hanno permesso di entrare in contatto con i parenti dei componenti l'equipaggio e di conoscere le storie individuali e il racconto dettagliato di tutta la missione, incluso il lancio con il paracadute, la cattura da parte dei tedeschi ed il rocambolesco rientro alla loro base dopo 6 mesi. Tra le persone contattate c'è stato anche il figlio di Bernard Scalisi, un componente dell'equipaggio che riuscì a sfuggire alla cattura. Bolsena ed il suo lago rivestirono particolare importanza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le forze di occupazione tedesche insediarono diversi campi di aviazione intorno al lago, in quanto punto di snodo e di controllo dell'area centrale dell'Italia. Il comando generale tedesco e quello delle truppe corazzate restarono fino alla loro ritirata, prima dell'arrivo degli alleati nel giugno 1944. Lo specchio d'acqua fu anche teatro di una battaglia aerea nell'aprile 1944, tra caccia tedeschi ed americani. Nei pressi di Bolsena si insediò il generale Alexander con il quartier generale delle truppe alleate.

Le operazioni di recupero sono state lunghe e molto delicate. I sommozzatori dei vigili del fuoco hanno costruito una struttura a 'culla', costituita da tubi innocenti e da un grande copertone di un trattore agricolo con la sua camera d'aria. Il relitto, originariamente situato a una profondità di circa 75 metri, è stato precedentemente portato ad una profondità di 25 metri, da dove è stato possibile attuare tutte le operazioni di recupero dello scorso 22 maggio.

I sommozzatori hanno alzato la mitragliera con un cuscino di sollevamento ad aria e, una volta arrivati a pochi metri dalla superficie, l'hanno appoggiata sulla 'culla'. Il passaggio successivo è stato il trasporto, trainandola con le imbarcazioni all'interno del porto di Bolsena. Qui, accolta da una folla di persone, è stata sollevata dall'autogru dei vigili del fuoco. Con cautela è stata poi posizionata su un carrello dove, dopo essere stata fotografata da tutti i presenti, è stata 'lavata' con il naspo.

La Torretta, dopo il necessario trattamento conservativo, verrà esposta presso il Museo della Città di Bolsena nell'apposita sezione dedicata alla Seconda Guerra Mondiale. Alle operazioni di recupero hanno assistito, oltre alle autorità della Provincia, una rappresentanza dell'Ambasciata Usa in Italia e della scuola americana di Viterbo (School Year Abroad), oltre ad alcuni Direttori di importanti Musei Storici Nazionali.

 

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