ANNO 18 n° 350
Pini a Viareggio: è verde speranza
E' iniziata l'avventura del portiere gialloblu al trofeo giovanile internazionale
sulle orme di altri grandi della Viterbese, da Patrizio Fimiani a Max Farris

VITERBO – Più antico della Coppa dei Campioni o della Libertadores, anticipatore di certe logiche di scouting che oggi si fanno seduti davanti al computer - collegati su Youtube a vedere l’ultima partita del campionato bengalese - e che invece una volta si facevano sui campi. Macinare chilometri, consumare le suole delle scarpe, e i taccuini per gli appunti, e le tasche sempre piene di gettoni per la telefonata della svolta.

Calcio giovanile e torneo di Viareggio sono due cose che vanno a braccetto da 68 edizioni ormai. E poco importa se quel piccolo ''torneo dei bar’’ (come lo definiva ieri Alessandro Bocci su Il Corriere della Sera) sia diventato oggi la manifestazione più importante al mondo, fuori dagli eventi direttamente organizzati dalla Fifa, per il football verde; poco conta che abbia cambiato pure nome, da Coppa Carnevale a Viareggio Cup. Conta il fascino, il brivido per i ragazzi brasiliani o australiani, di Varese o di Trapani, nello giocare sotto gli occhi dei maggiori osservatori, gli scout, del Pianeta Palla. E per lo spettatore c’è sempre quel gusto perverso di provare a scoprire chi, tra quelli in campo, diventerà il nuovo Cavani o il nuovo Baggio, il nuovo Batistuta o il nuovo Totti: tutti passati da qui, in epoche diverse.

 

Ancora una volta, Viterbo e la Viterbese hanno l’onore di essere rappresentati lì, nel ginnasio del calcio che sarà, nel luogo dove si confrontano scuole e metodi, educazioni e soluzioni, stili di vita e filosofie calcistiche. L’onore di cui sopra tocca a Roberto Pini, il portiere titolare della formazione gialloblu, attualmente prima in classifica nel girone G della serie D. Uno che verrebbe da chiamare Robertino, a leggere la sua carta d’identità (classe 1997) ma che invece mirando il fisico e l’arroganza buona di certi interventi è già Robertone.

 

Pini è partito ieri per Coverciano, in ritiro con la Rappresentativa di serie D, dove pure è titolare tra i pali. Si allena perché lunedì prossimo, il 14, il torneo prenderà ufficialmente il via, con Mattia Perin, portiere del Genoa, che leggerà il giuramento e l’allenatore della Fiorentina Paulo Sousa che riceverà il premio Scirea. Quanta strada potrà fare la selezione dilettanti, che sotto la guida del ct Gentilini raccoglie quanto di meglio hanno da offrire i nove gironi di tutta Italia, lo dirà il tempo e il campo, regole immutabili di ogni manifestazione agonistica, e se vogliamo della vita.

 

Qui si farà il tifo per Pini, anni 19 (è del 1997), talento chiaro e fresco, personalità in corso di costruzione, ma già plasmata. Due settimane fa, per dire, ha risposto alla grande alle provocazioni dei suoi ex tifosi, quelli del Grosseto, che da due metri di distanza e protetti da una robusta recinzione, lo hanno insultato per i 90 minuti di una partita che passerà alla storia della Viterbese. Lui, Robertino che divenne Robertone, ha risposto con interventi decisivi, e tuffi nel fango del Rocchi che volevano dire che se uno è pulito dentro gli schizzi sono solo dettagli estetici.

 

Pini oggi, come Fimiani ieri, che pure a Viareggio fu protagonista difendendo i pali della Roma primavera, nella generazione post Giannini e pre Totti (e quella squadra, la squadra del bagnaiolo Patrizio, finì alla ribalta delle cronache pure per ragioni poco calcistiche, ma questa è un’altra storia). Pini come Claudio Bucca, il compianto Claudio Bucca, preparatore dei portieri che mister Berrettini, l’allenatore col Baffo, si portava dietro ad ogni edizione, affinché cercasse di insegnare qualche nozione tecnica ai portieri africani che l’uomo di Narni allenava col sorriso. Pini come Leonardo Bonucci, quando ancora era cucciolo in una nidiata nerazzurra. E ancora: Pini come Massimiliano Farris, che da giovane calciatore con la maglia del Torino (squadra che a Viareggio ha vinto spesso, e mai in modo banale) in Versilia scoprì l’amore, visto che la moglie Daniela è di quelle parti, e che qualche anno più tardi scoprì Viterbo, il luogo dove ancora vive, sempre insieme a Daniela, e intanto è diventata una famiglia bellissima.

 

Storie di calcio e storie e basta, da Viareggio alla Tuscia, per questi girovaghi del pallone che da qualche parte sono partiti e che spesso sono arrivati, che i loro sacrifici li hanno fatti, e che in un modo o nell’altro rendono ancora magica la trama di questo sport. Oggi tocca a Pini finire nell’album delle emozioni, in attesa di altre partite, altri tornei e altri giovani su cui scommettere.

 

Per la cronaca - ma solo per la cronaca - lo stadio di Viareggio dove si giocherà la finale si chiama ''dei pini''. Per il momento, minuscolo.




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