ANNO 20 n° 50
Buon appetito al pranzo del Purgatorio
Oggi duemila commensali si ritrovano a rinnovare una tradizione plurisecolare
04/03/2014 - 17:04

GRADOLI - Una vera e propria maratona gastronomica tra i piatti di magro, ma anche l'evento che segna il confine tra il carnevale e l'inizio della Quaresima, tra sacro e profano: e' il Pranzo del Purgatorio, un desco infinito intorno al quale il mercoledì delle Ceneri siedono oltre 2000 commensali. Un appuntamento che ha reso famoso in Italia e in molti paesi europei Gradoli, un borgo medievale disposto a spina di pesce su uno sperone di tufo che affaccia sul versante settentrionale del lago di Bolsena, dominato dall'imponente Palazzo Farnese del XVI secolo. Per l'occasione, negli ampi spazi della Cantina Oleificio Sociale, verrà allestito un grande banchetto su rustiche tavolate di legno.

Solo un quarto dei partecipanti al Pranzo del Purgatorio è costituito da residenti, due quarti arrivano da tutt'Italia e un quarto dall'estero. In particolare dalla Germania. Allestito, cucinato e servito dai circa novanta componenti (esclusivamente maschi, dai 18 agli 85 anni) della Fratellanza del Purgatorio, il pranzo ha assunto l'attuale fisionomia all'inizio del Novecento. Le donne non possono svolgere alcun ruolo e solo a partire dalla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso sono state ammesse tra i commensali.

La cucina è dominio assoluto dei maschi. In pentola, oggi, finiranno i fagioli bianchi del Purgatorio, coltivati in quantità limitata da pochi agricoltori locali, riso, luccio, tinca, nasello e baccalà. Per il condimento saranno utilizzati 250 litri di olio, ovviamente di Gradoli. Il piatto forte è la minestra di riso del Purgatorio, che deve il suo eccezionale sapore alle teste di tinca tritate. Per quanto riguarda il vino e l'acqua, così come il pane, i piatti e le posate vige, la regola del fai da te. Cioè ogni commensale deve arrivare munito di tutto l'armamentario.

Chi può, e purtroppo sono sempre meno, si procura anche una bottiglia di Aleatico di Gradoli, un mitico vino da dessert, prodotto a dosi omeopatiche, nel quale inzuppare i tozzetti, un dolce a base di nocciole. Il prezzo è di 20 euro a persona e il ricavato sarà devoluto in beneficenza.




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