ANNO 18 n° 204
I sindacati: ''Avviare la concertazione sociale per aiutare i più poveri''
Cgil, Cisl, e Uil individuano quattro punti programmatici da sottoporre ai Comuni
15/10/2013 - 14:46

di Domenico Savino

VITERBO – Avviare la concertazione con i Comuni della Tuscia per dare voce e respiro alle fasce più deboli della popolazione. E’ l’iniziativa dei sindacati Cgil, Csl, Uil e dei sindacati dei pensionati per tentare di allentare la morsa della crisi che attanaglia una fetta sempre più ampia di persone. Una piattaforma di contrattazione sociale da sottoporre alle amministrazioni della provincia, gli enti che più da vicino sono a contatto con i problemi quotidiani dei cittadini. L’accordo che verrà proposto dapprima al Comune di Viterbo e poi agli altri (da Civita Castellana a Vetralla, da Montefiascone a Tarqunia) si articola su quattro punti programmatici, tenendo ben presente le difficoltà stesse dei Comuni, che hanno limitati margini di spesa a causa del patto di stabilità: ''Ma qualcosa si può e si deve fare'' dicono in coro Miranda Perinelli e Giovan Battista Martinelli (Cgil), Fortunato Mannino (Cisl), Giancarlo Turchetti (Uil), Angelo Capone e Franco Palumbo (sindacati dei pensionati Cisl e Uil).

''Abbiamo individuato – spiegano i sindacalisti - quattro punti che saranno la base del confronto e della concertazione: lotta all’evasione fiscale a fronte della perdita del potere d’acquisto di pensioni e salari, una conseguente redistribuzione del reddito recuperato e tagli alle spese inutili ad esempio le consulenze esterne; rimodulazione delle addizionali introducendo fasce di esenzione, ove non vi fossero; politica sugli affitti sostenendo le persone in difficoltà; integrazione tra servizi sociali e sanitari attraverso una più presente rete assistenziale da parte della Asl e del distretto''.

La situazione che presentano i sindacalisti è allarmante. Un rosario di dati negativi, a cominciare dai tagli alla sanità che potrebbero essere presenti nella nuova legge di stabilità che sta per essere approvata dal Governo (dai 3 ai 4 miliardi di euro); sanità che significa minori servizi e maggiori costi soprattutto per chi è in difficoltà: ''Nella Tuscia – dice Miranda Perinelli – aumentano i grandi vecchi (over 85, n.d.r.) del 2,9%, gli over 65 sono il 25%, oltre 57mila sono i pensionati al minimo (pensione da zero a 512 euro, n.d.r.), il reddito delle famiglie è sceso dal 2010 al 2012 da 27mila euro a 19mila e nel 2011 è aumentato il tasso di indebitamento del 2,4%. Il momento che viviamo è particolarmente complesso perché aumentano i poveri e le famiglie disagiate. La contrattazione serve per dare respiro a coloro che soffrono maggiormente''.

''Attraverso la contrattazione – aggiunge Fortunato Mannino – abbiamo la presunzione di capire come gli enti locali spendono le loro risorse, incidere sui capitoli di bilancio. Per quanto riguarda il sociale nel Lazio la spesa pro capite è di 127 euro, maggiore della media nazionale che è di 115. Ma a fronte di questo dato non corrisponde una eguale qualità nell’erogazione dei servizi stessi''.

Ai problemi dell’assistenza socio-sanitaria Turchetti aggiunge quello dei disoccupati: ''La forbice della povertà si è divaricata nel nostro territorio. A dicembre scade la cassa integrazione in deroga e se non viene rifinanziata c’è il rischio di vedere senza lavoro 2mila persone solo nella Tuscia. I dati sono preoccupanti anche per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile che è del 47% e la disoccupazione femminile del 15,7%''.

''L’obiettivo della contrattazione – concludono Palombo e Capone - è ridare dignità alle persone''.

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