ANNO 18 n° 328
La Cgil: ''Tempi più rapidi per il pagamento della cassa integrazione''
Il grido d'allarme del segretario Perinelli: ''Da quattro a sette mesi di ritardo''
19/07/2013 - 04:00

VITERBO – Oltre duemila lavoratori in provincia di Viterbo che sono in mobilità o in cassa integrazione in deroga. Uno disagio diffuso, che spesso si aggrava ancora di più a causa dei ritardi nei pagamenti. Sì, perché nonostante la Regione abbia prorogato la cassa integrazione fino alla fine di settembre, restano problemi seri a livello burocratico, con un procedimento lungo e lento nella lavorazione delle determine e nel trasferimento di queste all’Inps, per il pagamento.

E’ il segretario provinciale della Cgil, Miranda Perinelli, a chiedere una maggiore rapidità nelle procedure, visto che il ritardo nei pagamenti (“Da quattro a sette mesi”, dice la Perinelli), rischia di creare problemi alla stessa sopravvivenza delle famiglie di questi lavoratori.

 

“Ormai sembra diventata una non notizia – scrive ilo segretario in una nota – ma spero che non lo sia anche per i responsabili istituzionali e politici, specialmente quelli eletti nelle ultime elezioni. Diamo atto alla Regione di avere almeno prorogato la cassa integrazione fino a fine settembre, ma adesso chiediamo uno snellimento del percorso per i pagamenti, visto che a quanto ci risulta i ritardi dipendono dalla carenza di personale sia in Regione stessa, sia all’Inps, che dovrebbe materialmente provvedere ai pagamenti. C’è poi un’ulteriore aggravante, da cercare nell’accordo sottoscritto tra la Provincia, l’Abi e le parti sociali per la cosiddetta anticipazione sociale, che è stata sottoscritta solo due banche e comunque non a condizioni favorevoli per gli stessi lavoratori”.

Di qui l’appello della stessa Cgil: “Chiediamo alla Regione Lazio, di rivedere l’organizzazione di questo settore, e provvedere al potenziamento con personale che possa velocizzare le procedure, se di questo si tratta, o comunque dare precedenza assoluta al sostegno economico previsto attraverso la CIGS o mobilità in deroga. I lavoratori sono allo stremo, non ce la fanno più a sopportare questa situazione di povertà, di umiliazione, e di incertezza più che del futuro, del giorno dopo”.




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