ANNO 20 n° 115
La difesa punterà sull'infermità mentale
Quasi scontata la richiesta di perizia psichiatrica per l'omicida reo confesso
14/10/2013 - 11:09

VITERBO - Le modalità particolarmente efferate del delitto, i futili motivi da cui sarebbe scaturito e, soprattutto, il comportamento tenuto dall'omicida nelle tre ore successive, dalla mezzanotte circa alle 3,30 del mattino, potrebbero essere suggestivi della totale o parziale infermità mentale di Antonio Matuozzo, il 65enne che, l'altra notte, ha ucciso la convivente Anna Maria Cultrera, 61 anni, con più di dieci coltellate. Sarebbe questa la linea difensiva che potrebbe essere adottata dall'avvocato Salvatore Maruccio, nominato difensore d'ufficio del reo confesso.

Il legale, che ha già assistito agli interrogatori cui Matuozzo è stato sottoposto nella sede della compagnia dei carabinieri di Ronciglione e, questa mattina, alle 11,30, nel carcere di Mammagialla, quando il pensionato comparirà davanti al Giudice delle indagini preliminari Franca Marinelli per l'udienza di convalida dell'arresto, potrebbe chiedere che l’ex parrucchiere d’origine napoletano venga sottoposto a perizia psichiatrica. Perizia che, confida la difesa, potrebbe portare al riconoscimento dell'infermità mentale totale o parziale.

Matuozzo avrebbe ucciso perché non sarebbe riuscito ad accettare la decisione della sua convivente di porre fine alla loro relazione che durava da oltre sei anni. Nella tarda serata di venerdì, i due avrebbero per l’ennesima volta affrontato l'argomento: lei gli avrebbe confermato l'intenzione di lasciarlo. Lui avrebbe tentato, come faceva da giorni, di dissuaderla. Senza però riuscirci. E' quindi uscito dalla camera da letto, ha impugnato il coltello da cucina, è tornato in camera, probabilmente dopo un po' di tempo, confidando che nel frattempo la compagna si fosse addormentata, e l'ha colpita ripetutamente in varie parti del corpo. La donna avrebbe tentato di parare i fendenti con le mani e le braccia. Infine, l'uomo ha affondato la lama acuminata, lunga circa 21 centimetri, nel suo collo. E' stato il colpo mortole. Poi sarebbe uscito dalla camera lasciandole il coltello piantato nella gola. Era da poco trascorsa la mezzanotte.

Per oltre tre ore, fino alle 3,30, Matuozzo ha vagato in  casa compiendo una serie di gesti senza una spiegazione logica, almeno apparente. Avrebbe immerso alcuni piccoli elettrodomestici nella vasca da bagno dopo averla colmata d'acqua; sarebbe uscito dalla porta-finestra che dà sul cortile posteriore della palazzina ed avrebbe cosparso di zucchero l'auto della compagna; si sarebbe spogliato, e rivestito varie volte. Infine, ha telefonato al 112: ''Venite - ha detto -, ho ucciso la mia convivente''.

Alla luce di tutto ciò, la sua difesa potrebbe avanzare la tesi che Matuozzo, al momento di compiere il delitto, non era in grado, totalmente o parzialmente, d’intendere e di volere. Una richiesta suffragata proprio dal comportamento ''anomalo'' tenuto nelle ore immediatamente successive al delitto. E potrebbe far leva anche sui futili motivi che lo hanno scatenato, che in una persona in grado d’intendere e di volere non avrebbero mai innescato una reazione così parossistica.

Inoltre, la difesa potrebbe fa leva sui precedenti di Matuozzo, che in passato ha subito una condanna a 4 anni e mezzo per reati contro la persona e molestie sessuali su minori, per sostenere la tesi dell’infermità mentale. Anche se, nel breve soggiorno a Barbarano Romano, l’uomo non avrebbe mai manifestato segni di squilibrio. O almeno non li avrebbe manifestati in pubblico.

Come hanno raccontato i vicini di casa, Matuozzo e Cultrera costituivano, o almeno così appariva, una coppia normale. Nessuno li ha mai sentiti litigare, mai un problema con il condominio in via IV Novembre, dove abitavano. E non avrebbe avuto nemmeno particolari problemi economici: hanno sempre pagato regolarmente l'affitto di casa e le altre spese condominiali. Insomma, un'esistenza tranquilla. Soliaria ma tranquilla.

Una tranquillità, forse solo apparente, che è stata lacerata dalla volontà della donna di interrompere la relazione e dall'incapacità dell'uomo di prendere atto che la loro storia era inesorabilmente finita.




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