ANNO 20 n° 167
Motociclisti morti in pista, nepesino alla sbarra per omicidio colposo
Gli episodi risalgono al 2010, quando Walter Sciacca era il direttore dell'autodromo Enzo e Dino Ferrari; il 7 maggio è fissata l'udienza preliminare
06/04/2014 - 11:49

BOLOGNA - Comparirà il 7 maggio prossimo di fronte al giudice per le udienze preliminari di Bologna Gianluca Petrongnani Pelosi l’ex direttore dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola Walter Sciacca, 41enne di Nepi. L’accusa è quella di omicidio colposo legato alla sicurezza del circuito in relazione sia al decesso di Gabriele Nannini, 38 anni, l'imbianchino di Nave, in provincia di Lucca, avvenuto ad agosto 2010, sia per la morte di Alessandro Tasselli, 35 anni, ristoratore di Faenza, che perse la vita nello stesso punto del circuito quattro mesi prima. Insieme a Sciacca sono indagati anche Simone Magnani, 33 anni di Imola, responsabile dell’ufficio tecnico del circuito e Michele Ciarlariello, 46 anni, anche lui imolese, organizzatore delle prove libere per motociclisti amatoriali della celebre pista.

Gli incidenti motociclistici avvenuti nel circuito di Imola nel 2010 in cui persero la vita il centauro lucchese, che morì l'8 agosto, e quello romagnolo, scomparso il 12 aprile, per l’accusa non furono fatalità. E in questo senso è stata determinante la perizia dell’ingegnere che, sempre per l’accusa, avrebbe ricostruito la dinamica e i filmati acquisiti dalla polstrada.

GLI INCIDENTI - Nannini, pilota esperto, è morto il pomeriggio dell’8 agosto davanti agli occhi della moglie e del figlio, che all’epoca aveva 5 anni, durante il suo primo giro di pista al termine di un rettilineo di 130 metri. Esattamente come quattro mesi prima era accaduto a Alessandro Tasselli, per questo motivo i due procedimenti penali sono stati unificati. Il centauro andò a sbattere con la sua Honda 1000RR contro le gomme di delimitazione dopo essere andato dritto alla Variante Bassa che conduce al rettilineo. Non aveva visto la curva a sinistra a 90 gradi e aveva proseguito secondo la propria traiettoria imboccando proprio il tratto di rettilineo alla fine del quale c’era la pila di gomme bullonate tra loro e senza alcuna protezione in grado di attutire l’eventuale impatto. I soccorsi sono stati immediati quanto inutili.

LE RESPONSABILITA’ - Per i sostituti procuratori Antonio Guastapane e Manuela Cavallo, Sciacca, Magnani e Ciarlarielli, in virtù delle loro competenze, avrebbero dovuto predisporre accorgimenti visivi che segnalassero l’avvistamento di una curva a sinistra, parte di una più ampia modifica del percorso, come una serie di cartelli. Inoltre, per l’accusa, per attenuare l’impatto di un motociclista che sbagliava percorso con le pile di pneumatici bullonati sistemate a sbarramento di quel tratto rettilineo che non doveva essere utilizzato, i tre indagati avrebbero dovuto avrebbero dovuto far installare una protezione in gomma piuma idonea a creare una graduale ammortizzazione dell’eventuale impatto di un motociclista con la catasta di gomme. Infine, per gli inquirenti sarebbero state del tutto insufficienti sia il cartello sistemato a 53 metri dalla variante con una freccia nera su fondo bianco in alto a destra sul muretto, sia le linee verticali sul medesimo muro.

Ora, a quatto anni dai tragici incidenti di Imola in cui persero la vita i due piloti, la Procura di Bologna vuole il processo per le tre persone sotto inchiesta. E il 7 maggio si svolgerà l’udienza preliminare.




Facebook Twitter Rss