ANNO 18 n° 146
Quando gli svedesi scoprirono l’Acquarossa
Il re Gustavo VI Adolfo e gli scavi protagonisti di Etruscans
20/02/2016 - 10:37

VITERBO - Un grande appassionato di archeologia, un grande protagonista dell’archeologia e un profondo conoscitore e amante della civiltà etrusca. Questo era Gustavo VI Adolfo, re di Svezia dal 1950 al 1973, amatissimo dalla comunità viterbese per il fondamentale ruolo che ha avuto nella scoperta degli insediamenti etruschi ad Acquarossa, territorio nelle vicinanze di Viterbo, e a San Giovenale, nei pressi di Blera. A lui, per dire, è stata intitolata anche una piazza al quartiere Ellera, la piazza della scuola Egidi.

 

Si è parlato proprio di questo durante il quarto talk show della manifestazione ''Etruscans – Gli Etruschi mai visti'', svoltosi ieri pomeriggio all’interno dell’auditorium Fondazione Carivit Valle Faul alla presenza di Alessandro Barelli, presidente dell’Associazione Historia, e Carlo Casi, direttore del parco archeologico di Vulci. Ospiti d’eccezione Kristian Göransson ed Eva Rystedt, rispettivamente direttore e ricercatrice dell’Istituto Svedese degli Studi Classici di Roma, proprio la struttura fondata da Gustavo VI Adolfo nel 1925.

 

Durante l’incontro si è parlato proprio del ruolo che l’Istituto ha avuto negli scavi archeologici effettuati in Etruria e, in particolar modo, di quelli che hanno riguardato dagli anni ’50 agli anni ’70 Acquarossa e la zona di San Giovenale. Come ha ricordato il direttore Göransson: ''Gli scavi effettuati in queste zone del viterbese hanno portato alla luce antichi insediamenti Etruschi risalenti al 625-529 a.c. circa e rappresentano degli straordinari esempi di città ben conservate. Sono stati rinvenuti molti edifici elaborati e di grandi dimensioni sparsi in maniera irregolare e moltissimi elementi decorativi in terracotta, ma anche in altri materiali, presenti anche sui tetti di queste abitazioni; perfette testimonianze di come l’architettura etrusca fosse complessa e affascinante''. Gran parte dei reperti rinvenuti durante quegli scavi sono attualmente custoditi ed esposti al Museo nazionale etrusco di Viterbo, all’interno della Rocca Albornoz, inaugurato proprio dall’Istituto Svedese di Studi Classici nel 1986.

 

Il racconto di come si sono svolti realmente gli scavi ad Acquarossa e il resoconto delle scoperte effettuate dagli archeologi è stato invece affidato alla professoressa Eva Rystedt: ''Ho partecipato in prima persona agli scavi negli anni dal ’69 al ‘72 mentre frequentavo l’università. Ho trascorso 4 emozionanti anni a Viterbo, impegnata nella scoperta dei segreti di una civiltà affascinante e straordinaria. Ora sto lavorando per pubblicare i materiali riguardanti proprio gli scavi compiuti ad Acquarossa in modo da far proseguire quello che è stato un lavoro faticoso ma pieno di soddisfazioni''.

 

Un filmato proiettato durante l’incontro ha poi fornito una storica testimonianza del ruolo che Gustavo VI Adolfo, ribattezzato il Re Archeologo, ha ricoperto nella Tuscia in passato. Non è stato lui a guidare gli scavi di San Giovenale e Acquarossa, seppur sia stato presente sui luoghi, ma il team di esperti ha sempre tenuto in grande considerazione il suo parere e le sue idee, in virtù dell’estrema competenza che aveva in materia. Il contributo più grande che possiamo attribuire al Re di Svezia è stato quello di dare l’avvio, di supportare in prima persona e di ispirare il lavoro degli archeologi, il quale ha permesso di rivenire straordinari tesori appartenenti alla civiltà etrusca.

 

E a Viterbo, così come nell’intera Tuscia, Gustavo VI Adolfo ha sempre ricoperto un ruolo di grande rilevanza. Lo dimostrano perfettamente le registrazioni risalenti alla visita del re a Blera nel 1972 quando è stato accolto da una folla in festa e gli è stata conferita la cittadinanza onoraria, così come lo dimostra il viaggio di un altro regnante svedese a Viterbo, Carlo XVI Gustavo, successore del Re Archeologo, giunto in città nel 1991 per inaugurare proprio una piazza dedicata al suo predecessore.

 

Ma i lavori archeologici nel nostro territorio non accennano a fermarsi. Proprio ieri, durante l’incontro, Carlo Casi ha annunciato che dai primi giorni di marzo inizierà una nuova stagione di scavi a Vulci. Così è stato deciso al termine di una riunione con il sindaco di Montalto di Castro Sergio Casi, la nuova Fondazione Vulci e la soprintendente della regione Lazio Alfonsina Russo. La recente scoperta della Tomba dello scarabeo dorato, dunque, ha spinto gli archeologi a proseguire con i lavori per riportare alla luce chissà quante altre bellezze ancora nascoste.




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