ANNO 18 n° 266
''Trasferite da un giorno all'altro senza alcuna tutela da parte del sindaco''
Ecco la disavventura di quattro lavoratrici dell'asilo nido di Vetralla
10/12/2013 - 04:00

VETRALLA - Trasferite da un giorno all’altro, senza nessun preavviso, da Vetralla a Roma.

E’ successo a quattro lavoratrici dell’asilo nido comunale di Vetralla, due educatrici e due ausiliare che si sono viste recapitare le lettere in cui venivano trasferite dalla struttura di Vetralla a quelle romane di Tor Bella Monaca e dell’Eur.

A nulla sono valse le loro proteste e soprattutto la richiesta di chiarimenti che non sono arrivati né dalla ditta che gestisce il Nido comunale né dal sindaco di Vetralla.

''Nella lettera – dicono – non era esplicitata alcuna motivazione del provvedimento. E’ dalla fine di agosto che cerchiamo di capirci qualcosa ma soltanto per vie informali abbiamo saputo che il trasferimento è dovuto ad una generica diminuzione degli iscritti al Nido di Vetralla''.

Secondo le quattro lavoratrici, che operano nella struttura viterbese da dieci anni, non sarebbero chiari neanche i criteri di scelta: ''Perché – si domandano- la scelta è ricaduta su di noi che lavoriamo lì da 10 anni e abbiamo figli piccoli di 15 mesi, 20 mesi e 4 anni? Forse chi è nubile, senza figli a carico e con meno anzianità di noi ha potuto contare su conoscenze influenti e su parenti di spicco nella giunta comunale?''.

''A ciò – aggiungono le quattro donne – va considerato che le spese di viaggio verso le sedi romane sono di 29 euro al giorno di carburante e la nostra paga giornaliera è di 30 euro. Inutile pensare di viaggiare con i mezzi pubblici perché alcuni turni di lavoro non sarebbero compatibili con gli orari di pullman e treni''.

''Tramite il sindacato – continuano le lavoratrici – abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con la ditta che gestisce il nido di Vetralla, con il dirigente dei servizi sociali e con l'assessore alle Politiche sociali. Si concordò la cassa integrazione in deroga a turno per tutte le dipendenti del nido ma poi, a distanza di qualche giorno, le cose cambiarono e la ditta chiese la cassa integrazione solo per noi trasferite e non accettammo''.

A quel punto le quattro donne annunciarono un ricorso, cui seguì una seconda lettera della ditta che le reintegrava a Vetralla, poi, nel giro di ventiquattro ore, una terza raccomandata che gli annuncia di nuovo il trasferimento nelle sedi di Roma.

''Ma il Comune da cui dipende l'asilo nido – si chiedono ancora le lavoratrici - in tutta questa vicenda che ruolo ha avuto? Non avrebbe dovuto tutelare i propri cittadini che da anni svolgono servizio presso una sua struttura? Invece sembra quasi prendere le parti della ditta, prima permettendole cose che avrebbero avuto come estrema conseguenza la recessione del contratto, poi non rilasciandoci innocui documenti che potrebbero esserci utili per tutelare il nostro posto di lavoro. Per non parlare del fatto che il nostro primo cittadino ci ha accolto nel suo ufficio con apparente amore fraterno dicendoci di stare tranquille perché avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per tutelarci ma da quel giorno si è dileguato e ha taciuto anche alle interrogazioni rivoltegli dall'opposizione''.




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