ANNO 27 n° 259
"Acqua all'arsenico anche a Monterazzano"

Si è armata di santa pazienza, ha fatto decine di telefonate alla Talete e all’Arpa - che giocavano al rimbalzo palla sulle competenze – e, alla fine, è riuscita nell’“impresa”: far analizzare l’acqua del suo rubinetto per scoprire che “i parametri oscillano fra i 23 ed i 24”. E che, quindi, superano quelli stabiliti dall’Unione europea.

Proprio nelle ore in cui l’associazione Primo Consumo “invia una diffida alle autorità chiedendo di ordinare l'immediata non potabilità delle acque erogate dal pubblico acquedotto determinata dal superamento delle concentrazioni di arsenico fissate dal d.lgs. 31/01 (10 microgrammi/litro)”, e pochi giorni dopo l’audizione alla Pisana, ecco che la frazione viterbese di Monterazzano insorge. “Vogliamo sapere se la nostra acqua è potabile oppure no”. A parlare è la signora Daniela (riporteremo solo il nome perché “per il momento – ha detto – preferisco mantenere l’anonimato”), che ieri pomeriggio ci ha ospitato nel suo ufficio per illustrarci la situazione.

Ma, prima, un piccolo passo indietro. A Viterbo, le zone in cui l’acqua è stata dichiarata non potabile sono la frazione Carcarelle (dove è stato registrato un picco di 40 microgrammi per litro); Tobia; San Martino al Cimino (zona piazza Doria Pamphilji e strada Erodiano); e Sutri, nella zona Monte del sole (Peep) con una percentuale di 40 microgrammi/litro. Et voilà: il paese è magicamente scomparso dalla “mappatura”. Perché?. “Quando mi sono resa conto che Monterazzano era sparito dalla lista delle zone a rischio, ho voluto vederci chiaro, perché ho figli e nipoti che vivono in questo paese e sono molto preoccupata”. Così Daniela ha fatto analizzare l’acqua personalmente. “Non vi sto a raccontare quante volte ho telefonato alla Talete e all’Arpa che, di volta in volta, mi rispondevano che la competenza era della prima, piuttosto che della seconda – ha spiegato – comunque alla fine ci sono riuscita: gli esami hanno dato risultati fra 23 e 24 (v. il documento pubblicato, ndr)”. Certo, “si potrà dire che le mie analisi non contano niente, e allora – osserva giustamente - invitiamo i Nas o i tecnici dell’Arpa a fare un’ispezione loro stessi”. Anche perché “secondo la Ausl, Strada Grillo (dove la signora abita e da dove ha prelevato l’acqua che ha fatto analizzare, ndr) è quella in cui l’acqua dovrebbe essere più pulita perché è vicina alla cisterna”. (Alla faccia!). “E ci chiediamo – aggiunge un’amica della signora – che acqua beve chi, come me, abita più distante, considerato anche il fatto che le tubature sono ancora in ferro. Abbiamo il diritto di sapere come stanno le cose”. E, mentre la confusione sulla delicata questione dilaga un po’ in tutta la provincia viterbese, la gente è costretta persino a cucinare con l’acqua imbottigliata. “Per forza: chi si fida a lavare le verdure, o qualsiasi altro alimento, con acqua avvelenata? Io ormai faccio tutto con quella comprata ed è una grossa spesa”.

E' stata sempre la signora Daniela, giovedì scorso, ad indire una riunione. “Hanno partecipato in tanti e ci siamo confrontati sul da farsi”. E adesso i residenti di Monterazzano alzano la voce. “Vogliamo controlli approfonditi da parte di esperti in grado di dirci se l’acqua è potabile oppure no, perché se non lo fosse pretendiamo anche noi di avere depuratori a norma di legge”.

(segue)




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