ANNO 27 n° 270
"Avevamo deciso di sposarci a novembre"

“Rimarrai sempre nei nostri cuori”. Un saluto affidato ad uno striscione, come quelli che si vedono in uno stadio, appeso all’ingresso del paese, che rappresenta con forza tutta la volontà dei lubrianese di conservare, in una parte della propria anima, il sorriso e il ricordo di Giandomenico. Sono queste i momenti più toccanti, descritti dal Corriere di Viterbo.

Il ritorno a casa della salma di Giandomenico Pistonami è stato un momento di profonda unità per la comunità lubrianese. “Lo ricorderò per sempre, era un ragazzo formidabile”, dicono alcune persone di fronte all’abitazione del ragazzo, in attesa di entrare nella camera ardente voluta dai genitori di “Giando”, proprio tra quelle mura che lo hanno visto crescere.

“Speriamo che il suo sacrificio non sia vano” è un’altro dei commenti che ripetono in tanti. Ma a celare, dietro i suoi occhiali scuri, tutta l’intensità di un profondo dolore è la fidanzata, Zueca Pizzo, che avrebbe dovuto sposarsi con Gindomenico non appena fosse tornato dall’Afghanistan. “Stavo riflettendo se fosse il caso di chiedergli di non partecipare più alle missioni all’estero.

Forse lo avrei fatto dopo il suo ritorno dall’Afghanistan”, Ha raccontato Zueca, al rientro a Lubriano, dopo aver partecipato ai funerali di Stato a Roma. “Avevamo deciso di sposarci con il rito civile a novembre prossimo - aggiunge -, saremmo andati a convivere in un appartamento ricavato sotto l’abitazione dei miei. Poi, una volta costruita la nostra casa, sul terreno che Giandomenico aveva acquistato con i soldi delle missioni, ci saremmo sposati anche in chiesa. Avremmo dovuto annunciarlo ai nostri genitori a fine ottobre, al termine della missione”.

Dopo aver guardato per l’ennesima volta la foto di Giandomenico, che non lascia mai, la ragazza prosegue: “Ci saremmo sposati in chiesa il 21 maggio, probabilmente del 2011. Avevamo scelto quella data perchè per noi era magica: ci eravamo fidanzati in 21 maggio di 4 anni fa. Siamo entrambi nati a maggio, lui il 15 e io il 6. La somma delle date è appunto 21. Ma quell’attentato ha spazzato via tutti i nostri sogni.

Io - dice ancora Zueca, infermiera professionale in una casa di cura di Montefiascone - vivevo nella paura tutto il tempo che lui trascorreva all’estero. Era già stato in Kosovo, in Libano ed ora in Afghanistan. Ma sapevo che partecipare alle missioni di pace faceva parte del suo mestiere, che era innamorato della sua divisa, che era orgoglioso di contribuire alla pacificazione di paesi martoriati dalla violenza e dalla guerra, per questo, finora, non gli avevo mai chiesto di rinunciare. Credo che l’avrei fatto dopo che saremmo andati a convivere”.

Alla domanda se Giandomenico le raccontasse ciò che faceva all’estero, se avesse paura, i rischi che correva, la giovane risponde: “No. Nè con me nè con i genitori. Ci raccontava solo le cose belle, come le partite di calcetto che organizzava in Libano per fare amicizia con la popolazione locale. O i giocattoli regalati ai bambini del Kossovo. Credo che lo facesse per farci stare tranquilli.

Eravamo spessissimo in contatto via internet e quando gli chiedevo come andavano le cose mi rispondeva sempre che andavano bene. Giandomenico - dice ancora Zueca - oltre alla divisa aveva altre due passioni: la caccia e il calcio. Diceva sempre di essere un soldato calciatore e cacciatore. Anche quando veniva in licenza a Lubriano, con i suoi amici, organizzava tornei di calcetto. E, non appena poteva, andava a caccia”.

Ora tutto si concluderà, per la vita terrena, nei funerali che domani mattina saranno celebrati nella chiesa parrocchiale di San Giovanni battista. Il feretro del ragazzo entrerà in chiesa prima delle 10, intanto fuori sarà allestito uno schermo per permettere ai presenti, che non potranno entrare in chiesa, di guardare i momenti della celebrazione.

Poi la salma sarà trasportata presso il piccolo cimitero del paese dove sarà tumulata nella tomba di famiglia. Intanto nella mattinata di ieri, presso la basilica di Viterbo, il Vescovo della diocesi, monsignor Lorenzo Chiarinelli, che domani celebrerà la cerimonia funebre al fianco del parroco del paese Don Luigi e ad altri prelati della provincia, ha celebrato una messa in ricordo delle vittime dell’attentato di Kabul alla presenza delle massime autorità cittadini, militari e civili.

Per espressa volontà del comando viterbese la basilica è stata riempita da una consistente rappresentanza delle forze armate che operano in città. In molti non hanno retto la commozione di fronte alle parole del vescovo Chiarinelli e a quelle del loro comandante. I massimi rappresentanti militari saranno presenti anche domani nella celebrazione che si terrà nella chiesa parrocchiale di Lubriano.

di Gabriele Anselmi




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