

VITERBO - Quartieri dell’Arte e Officina Belushi insieme per la prima assoluta dello spettacolo ‘Cellule’. Appuntamento alle ore 22 di sabato 25 settembre, nello storico locale sulla Tuscanese. Domenica sera alle 21 la replica.
‘Cellule’ è stato scritto da Luca De Bei per la regia di Barbara Alesse. A seguire lo spettacolo una interessante situazione musicale, poi dj set fino a tardi. Luca De Bei è sicuramente un nome importante nel teatro contemporaneo ma vanta anche esperienze importanti nel cinema e per la televisione. In campo cinematografico ha firmato la sceneggiatura del film ‘La prima volta’, diretto da Massimo Martella e prodotto dalla DueA di Antonio e Pupi Avati per la Medusa Cinematografica. Ha collaborato al Teatrogiornale di Radiotre-Suite. Per la televisione è stato dialoghista per la soap opera ‘Vivere’ e attualmente è sceneggiatore e dialoghista per la soap-opera ‘Centovetrine’ in onda su Canale 5.
Lo spettacolo: “La cellula è la più piccola struttura a essere classificata come vivente, è un’entità chiusa e autosufficiente: nemmeno per riprodursi ha bisogno di un suo simile. Così sono i personaggi di ‘Cellule’: completamente impermeabili alle emozioni e alle vite altrui. Nessuno scambio può avvenire tra questi personaggi, solo scontro e violenza. La solitudine è il loro tratto distintivo: nessuno riesce a entrare nel mondo degli altri. Nessuno riesce a comunicare il proprio dolore, il proprio disagio. Nel mondo descritto da Luca De Bei non c’è spazio per la com-passione, non c’è empatia tra gli esseri umani. Come in un organismo, dove le cellule non si toccano tra loro anche se sono tutte collegate dalla stessa linfa vitale, i personaggi del testo seguono un fil rouge che li accomuna tutti.Anche se loro non ne sono consapevoli. Le dieci scene che compongono il testo, infatti, apparentemente non hanno alcun legame narrativo o spazio-temporale ma lentamente emergono i legami tra i personaggi, che sembrano non potersi toccare, solo ferire. Un papà che stupra le donne, una psicologa che abbandona il suo cane, uno sceneggiatore che scopre di avere l’aids, uno studente in contatto con gli alieni, una donna in carriera più preoccupata della sua auto che del bambino che ha in grembo, un poliziotto gay: questi sono i personaggi che popolano ‘Cellule’.
La speranza di un mondo migliore è una pazzia, un’idea ingenua cui può credere solo un disturbato mentale. Solo per un istante – un breve ma prezioso istante – ci domandiamo: e se avesse ragione lui? In ‘Cellule’ è raccontata la vita di questi personaggi senza alcun giudizio ma anche senza nessuna pietà: come suggerisce il titolo del testo.
I protagonisti di questa storia vengono avvicinati, osservati scientificamente, mettendo a nudo gli aspetti caratteristici, fuggendo da ogni considerazione moralistica, evidenziando i paradossi dell’esistenza contemporanea in cui l’essere umano, come un buco nero, risucchia ciò che ha intorno senza dare nulla in cambio. La cellula prende il suo nome dalle piccole camere in cui si ritiravano i monaci dei monasteri: di quella solitudine che aspira a un’esistenza metafisica non c’è più traccia. Nel nostro mondo, le uniche cellule che ci rimangono sono i miniappartamenti standardizzati dove ci rinchiudiamo a doppia mandata, in cui nessuno entra senza portare minaccia. Sopra i tetti dei nostri casermoni, il nulla”.