ANNO 27 n° 268
"Ero a Mazzocchio nel giorno dell'armistizio"

Una testimonianza importante sul campo di concentramento per prigionieri militari inglesi di Vetralla, il più grande esistente nel Lazio, durante la seconda guerra mondiale arriva da un pensionato, ex impiegato della Poste, che, da militare, visse là dentro il giorno dell'armistizio e quelli successivi. “Dell’esistenza di un campo di concentramento per prigionieri militari di guerra a Vetralla si è sempre saputo - racconta - Io ci ho vissuto subito dopo il trasferimento dei prigionieri inglesi in altro luogo. Sono stato li, da militare italiano, assieme a ben cinque compagnie per un totale di mille persone. Posso raccontare tutto: ciò che è accaduto dopo l’armistizio, la sparizione improvvisa degli ufficiali e la nostra fuga”. Augusto D’Ippolito ha 84 anni, una memoria invidiabile e vive a grotte Santo Stefano. “Quando ho letto del campo di concentramento sulla stampa mi sono detto: ma questo è il campo dove ho vissuto!”. Nato “occasionalmente”a Vetralla, Augusto (il padre era di Accumuli in provincia di Rieti e la madre di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno) è rimasto orfano ( i genitori sono morti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra) a tre anni. E’ stato in collegio presso i rogazionisti di Padre Annibale Di Francia all’istituto Cristo re di Messina per poi, a 17 anni, trasferirsi a Roma presso una sorella della madre e rendersi autonomo riuscendo ad aggiudicarsi, previo concorso, un’assunzione alle Poste. “A 19 anni (era il 1943) sono stato chiamato alle armi e aggregato all’8° Reggimento Genio, 4° Compagnia Marconisti a Roma. Le sorti dell’Italia, dopo tre anni di guerra, erano ormai segnate. Gli Alleati erano sbarcati in Sicilia. Era necessario spostarsi più a nod. Fu così che ci spostarono a Vetralla nella località Mazzocchio, dove, nel frattempo, i prigionieri militari inglesi erano stati trasferiti altrove”. Ed è a questo punto che la testimonianza diventa “storica” perché riguarda il giorno cruciale, l’8 settembre, quando fu firmato l’armistizio a tra l’Italia e le forse alleate. “Intorno alle 12 captammo, attraverso i collegamenti radio, la notizia della firma dell’armistizio. Già da parecchi giorni gli ufficiali erano completamente scomparsi e tra noi era rimasto qualche sottufficiale. Due giorni dopo arrivò un camion carico di soldati tedeschi. Ci disarmarono. Pensavamo che ci avrebbero trasferiti in Germania. Invece andarono via, forse perché, nel frattempo, c’era stata una grande avanzata verso nord dell’esercito alleato.Il 12 settembre, verso l’imbrunire, si decise di agire. Con pinze-tronchesi fu tranciato il filo spinato che delimitava il campo. Fuggimmo tutti quanti. Da quel momento non ho più visto nessuno di quelli che erano con me in quel campo".




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