

Riceviamo e pubblichiamo:
Guardando le condizioni in cui versa il nostro territorio, Viterbo e la sua Provincia, tra crisi occupazionale (gravissima la situazione di Civita Castellana), incognite ambientali (Lago di Vico in primis), involuzione sanitaria (primo passo verso una aberrante demolizione dello stato sociale), abbandono di quartieri popolari, centri storici ed intere aree antiche (tutto in nome del cemento e mai del verde e del “bello”), presa in giro dell’elettorato (l’aeroporto fantasma resterà un “emblema” negli anni a venire) e mancanza assoluta rispetto alle legittime richieste di attenzione da parte dei cittadini, verrebbe da chiedersi come sia possibile che oggi si riesca ancora a sopportare tutto questo senza ribaltare il tavolo.
Come se non bastasse, guardando ancora più in là, il disappunto si acuisce. Diventa inquietudine. Troppo spesso, infatti, i governanti locali vengono ritenuti responsabili solo di mere questioni gestionali circoscritte. Che non sono poca cosa! Anzi. Ma si tratta, comunque, di un errore. Il politico deve rispondere in primo luogo in merito alla propria appartenenza. Soprattutto se investito di un ruolo in ambito nazionale. Ecco che sarebbe bene ricordarci e ricordare che assumere la guida di una amministrazione cittadina e svolgere contemporaneamente un ruolo in Parlamento comporta una duplice responsabilità: rispondere sì agli elettori comunali ma anche a quelli che hanno consentito al primo cittadino di sedere, nel caso del Sindaco di Viterbo, alla Camera dei Deputati di questa malconcia Repubblica. E non stiamo parlando del “cosa faccia” il Sindaco Deputato, ma di cosa egli “pensi”.
Ora, ci pare quantomeno singolare che non sia reso possibile agli elettori viterbesi conoscere la posizione dell’Onorevole Marini rispetto alle tante e complesse vicende che il suo partito, il PDL, sta attraversando. Non per ciò che attiene la diatriba interna tra finiani e berlusconiani. Certamente no. Molti si sono già affrettati a dirsi di una parte. Pro domo loro, ovvio! No. Qui si tratta di altro. E cioè: cosa pensa il Deputato Marini della condanna in appello per “concorso esterno in associazione di tipo mafioso” del Senatore PDL Dell’Utri? Cosa pensa poi della vicenda Cosentino, che vede l’ex sottosegretario PDL non solo accusato di fatti gravi, ma sotto richiesta di arresto per il reato di “concorso esterno in associazione camorristica”?
Ci permettiamo una domanda del genere perché vorremmo, ancora una volta, tentare di far risuonare un campanello d’allarme grave in questo territorio. Da anni si afferma che nel Viterbese esista e persista una presenza mafiosa. La cosiddetta “criminalità organizzata” è già qui, dicono. E non da pochi giorni. Basti citare le affermazioni dell’ex sostituto procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy dell’ottobre 2005: “Il fenomeno mafioso riguarda Roma, il sud del Lazio, ma sta cominciando a riguardare anche il nord del Lazio, in particolare Viterbo”. Questo 5 anni fa. Ma lo stesso De Ficchy, oggi procuratore di Tivoli, solo un anno fa ribadiva: “L’infiltrazione mafiosa nel Lazio oggi è tale che arriva a spingersi anche nelle province del nord, a Viterbo in particolare, dove da qualche tempo si registrano omicidi, rapine, ma l’opinione pubblica sembra non accorgersene, i giornali relegano questi fatti nelle pagine della cronaca”. E ancora, “Tramite l’usura - dice De Ficchy - la mafia soggioga l’imprenditore in difficoltà fino ad appropriarsi della sua impresa che poi utilizza per riciclare il denaro sporco”. È risaputo, infatti, che canale principale di riciclaggio siano le banche. “Senza le banche - spiega il procuratore - non sarebbe possibile gestire la mole di capitali che ‘ndrangheta e camorra muovono su Roma e il Lazio”.
Insomma, a Viterbo da anni - e parallelamente alla comparsa di numerose agenzie di credito - sta mettendo radici la mafia. In ogni sua declinazione. Questo senza dimenticare i riferimenti espliciti di Roberto Saviano in “Gomorra”, dove parlando di contrabbando di merci contraffatte da parte delle attività camorristiche, cita Viterbo come una delle destinazioni finali: “La concorrenza si vinceva sugli sconti. Stessa qualità di merce, ma quattro, sei, dieci per cento di sconto. Percentuali che nessun agente commerciale avrebbe potuto proporre e le percentuali di sconto fanno crescere o morire un negozio, permettono di aprire centri commerciali, di avere entrate sicure e con le entrate sicure le fideiussioni bancarie”. E già, ancora le banche. Ed in ballo i centri commerciali: una realtà in continua espansione da queste parti. Si sa. È di attualità.
Ecco, crediamo sia importante che il nostro Sindaco, Onorevole Giulio Marini, ci dica cosa pensa in merito. Riteniamo non proprio secondario che rassicuri la cittadinanza circa lo stato dei fatti di sua conoscenza, dato che, per incarichi amministrativi che il suo ruolo prevede, è a diretto contatto con l’economia viterbese. Ed ancora, qualora volesse aprirsi in tal senso: come giudica lo “stato di salute” del suo partito?
Giuseppe Anelli
Coordinamento Provinciale IDV - Coordinatore IDV Viterbo