

Riceviamo e pubblichiamo:
Da fiero italiano, nel 150esimo anno dell’unità della mia Patria, esprimo sentitamente e realmente questo mio orgoglio e metto al bando la retorica; prendo posizione dichiaratamente. Io sto con i lampedusani, io sto con gli abitanti di Lampedusa!
Esprimo la mia solidarietà totale a centinaia di kilometri di distanza; se l’Italia deve essere unita, la coesione passa anche da qui, dal provare tutti lo stesso sentimento, la stessa indignazione, dal porsi tutti le stesse domande; se poi è “retorica all’italiana”, beh allora, “non mi riguarda personalmente perciò, non mi coinvolge affatto”. Aiutare, sostenere, tendere una mano, splendidi esempi quotidiani in un mondo di ipocriti corrotti, ma senza esagerare però! Nuovi vizi avanzano. Per permettere la libertà, la democrazia, la vita ( o almeno le loro brutte copie vista la condizione attuale locale) a pochi la stiamo togliendo a molti, terribile! Soprattutto se questi “molti” sono fratelli, cittadini d’Italia, pezzi del nostro popolo, della nostra nazione, anche se abitanti di terra di confine, proprio per questo, anzi, da sostenere maggiormente.
Per via di mille fattori “devianti” che trascorrono con i tempi moderni, dal capitalismo e localizzazione sfrenati, al “mondialismo” più puro, alla presa del potere da parte del concetto di sovranazionalità, le sovranità dei popoli nei loro rispettivi stati, nelle loro tradizioni, la figura della nazione come “cittadino unico” di massa, da rispettare, l’idea di “abitante” propria dei romani, il “civis Romanus”, non esiste più! Cambiano le prospettive: il fulcro del nostro mondo è passato dall’essere umano in condizione di cittadino a l’essere umano come prima “forza/guadagno” in un mercato globale spietato a dimensione del denaro e non più in prospettiva della gente comune che anzi, viene costantemente usata e strumentalizzata a fine di lucro.
Beh, signori miei, con questi presupposti, ci meravigliamo di ciò che accade a Lampedusa come derivazione dei fatti “libici”? No, nessuna sorpresa nonostante ciò, da italiano, ripeto, mi schiero con i miei fratelli, con i miei concittadini che stanno vivendo una situazione terrificante che traumatizzerebbe qualsiasi persona razionale e cosciente: vedersi portare via pian piano la loro isola, la loro terra, vedersi riempire fino ad esplodere le loro vie, venire letteralmente “invasi” quasi a superare il numero degli abitanti propri di Lampedusa stessa; il tutto senza garanzie da nessuno, senza risposte ( se non subliminalmente dal governo:” un attimo signori, un attimo… delineiamo prima gli scenari “bellici” con la Libia, poi si vedrà….”), quasi abbandonati a se stessi. E poi triste, razionale e cinico mi chiedo: ma se fossimo stati noi ad aver avuto bisogno? Noi a fuggire? Noi a “riempire” isole? Noi ad aver chiesto aiuto? Noi ad emigrare? Ci avrebbero trattato alla stessa maniera? Quasi sostituendoci ai loro cittadini “di sangue”, come qui accade e sta per accadere ancor più?. Non rispondete certi e sicuri, “…è già accaduto..” perché non sempre è vero. Di sicuro ci avrebbero detto: pur rispettando le vostre tradizioni, la vostra lingua, la vostra religione e la vostra identità, (impero e cultura romana docet), qui non siete in Italia, ci sono delle leggi da rispettare, chi sbaglia paga, c’è un sistema stato-nazione, società già esistente e forte, va rispettato anche questo, come legittimo che sia. Questo però non deve valere solo all’estero e fuori dai nostri confini.
Sarà nuova unità per tutti solo quando il signor Umberto Bossi e la sua cricca, il suo partito “contenitore”, la sua falsa identità (…e volutamente mi fermo), smetterà di fare proseliti anti-italiani, pur rimanendo al governo di questo paese, ben saldo sulle poltrone del nostro simbolo, del nostro parlamento, dedito all’arrivismo e al “poltronismo” più efficace; sarà unità per tutti quando anche i cittadini di Lampedusa riusciranno a non respingere più barconi carichi di stranieri, nella loro condizione di esasperati e non di razzisti, di “giustificati”e non “nazisti”, di abitanti che hanno voglia di difendere le loro case, le loro tradizioni, la loro serenità, il loro “turismo”, la vita della loro isola e non “vili e pazzi xenofobi armati che uccideranno ogni clandestino si presenti loro davanti”. Solo così sarà piena unità, piena coesione, piena Italia. Mancano diversi mesi ancora, speriamo al più presto una vera soluzione arrivi, intanto, anche se poco, hanno tutto il mio sostegno, come spero quello di molti e molti concittadini.
Emanuele Ricucci
Responsabile provinciale di Viterbo delle politiche sociali de “La Destra”
Membro del direttivo della federazione provinciale di Viterbo de “La Destra”
Segretario provinciale giovanile di Gioventù Italiana