

È Natale. La festa più familiare dell’anno. L’annuncio di una “nascita” che suscita un fremito di commozione in tutti, credenti e non, perché è ragione di speranza, apertura alla vita, promessa di futuro.
Per me è anche il Natale del saluto, l’ultimo che come vescovo trascorro con voi, in questa santa Chiesa di Viterbo, in questo splendido territorio della Tuscia, carica di memorie e ricca di risorse sempre nuove.
Desidero, allora, accostarmi a ciascuno e dire il saluto e l’augurio della notizia buona: “È nato per noi un Salvatore”; e invitare ancora una volta, ad accogliere, con tutta l’anima, il dono immenso della luce, che è Cristo Signore.
Con voi, pertanto, mi è caro vivere questo Natale 2010 come cammino verso la luce: “finché non spunti il giorno e non sorga nel tuo cuore la stella del mattino”.
Sì, il nostro orizzonte – quello del cuore, quello culturale, quello sociale – sembra spesso nebuloso ed opaco, senza le ali della speranza, soprattutto per i giovani.
Notte, tenebre, opacità: simboli cupi della condizione umana: groviglio oscuro di sentimenti e pensieri; tessuto nero di intenzioni perverse; tenebra fitta di amori vuoti e insinceri.
Ma oggi è Natale: la luce splende nelle tenebre, come in quella notte santa a Betlem. Allora l’oscurità della grotta fu invasa da luce divina; la solitudine paurosa fu rotta da un coro celeste di messaggeri del cielo; un gruppo di pastori mosse i passi “per vedere la realtà delle parole ascoltate”.
“Abbiamo visto la sua stella – dissero i Magi – e siamo venuti”.
La stella c’è anche per noi, c’è per tutti: è dentro al cuore se vi arde l’amore; è intorno a noi se coltiviamo la solidarietà; è in mezzo a noi se gli occhi sono limpidi, senza odi né invidie, né falsità.
Lascia che la stella del mattino spunti all’orizzonte della tua coscienza: non coprirla, non spegnerla, non negarla.
E, per questo, mi è caro insieme a ciascuno di voi e tutti in coro, pregare con le parole di J.H. Newman, di recente proclamato beato:
“Guidami, Luce gentile,
in mezzo alla tenebra che mi circonda.
Guidami Tu innanzi!
Rendi saldi i miei piedi:
io non chiedo di vedere l’orizzonte remoto,
mi basta un solo passo”.
È un’invocazione ed è un augurio.
Vuole essere anche un impegno e un compito comune.
Da parte mia vuole tradursi anche sentimenti di riconoscenza e di affettuosa benedizione.
Lorenzo Chiarinelli, Vescovo