

Non tira una buona aria a Gallese, riporta il Corriere di Viterbo. Almeno da quando, circa tre mesi fa, si è sparsa la voce che nella (ex?) area industriale, ormai ridotta a un ettaro circa, dovrebbe sorgere un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse o un gassificatore. In breve si dovrebbero essiccare dei rifiuti umidi per poi bruciarli per ricavarne energia.
Ma un comitato è nato a Gallese per vederci chiaro sul perché il sindaco non si è opposto, e soprattutto per dire “no” alla realizzazione dell’impianto in quel sito. Il presidente del comitato, Maria D’Alessandro, sente infatti “puzza di bruciato” e spiega il perché. Un passo indietro. Seconda una norma (articolo 12 comma 5 del Dlgs 387/03) l’installazione di alcuni impianti di fonte rinnovabile, come le biomasse, non prevede il rilascio di alcuna autorizzazione.
Ma, c’è un ma. “Il problema - spiega il presidente del comitato - è che l’impianto viene considerato uno strumento di pubblica utilità. Ma così non è. O almeno non del tutto. Noi ci opponiamo intanto all’individuazione del sito in zona Valli, che fu zona industriale ma che oggi è in realtà residenziale. Ci sono case e scuole a soli 200 metri di distanza, perché il piano regolatore è ormai vecchio di 30 anni. Non è poi chiaro se ad essere gassificati saranno rifiuti solidi urbani o biomasse vegetali, perché nel primo caso, soprattutto, prima di essere bruciati i resti organici vanno essiccati.
Di conseguenza odori malsani si diffonderebbero per tutta la cittadina. E con l’allarme epidemia che c’è in questi mesi non penso sia molto salubre. Credo che potesse essere individuata un’altra area fuori dal centro abitato”. Ma il problema è anche il via vai di camion che verrebbe a crearsi all’interno di un centro piccolo come Gallese. “Inoltre - puntualizza il presidente - vorrei capire quali rifiuti saranno accolti in questo impianto: anche quelli fuori dalla provincia? E poi rassicurano che non ci saranno polveri sottili ma pure su questo ho forti perplessità. Com’è possibile che il Comune non si sia opposto?
Il sindaco è il responsabile della salute dei cittadini”. Il Comune ha fatto richiesta di parere alla Regione, alla Provincia e all’Arpa Lazio, ma nella documentazione erano allegate delle foto che non mettevano in evidenza la presenza di case a poche centinaia di metri. Anche l’Ausl si è interessata. L’azienda sanitaria ha richiesto, per valutare i possibili rischi legati alla salute pubblica, tutte le carte con planimetria aggiornata del sito dove sorgerà l’impianto, in essa doveva essere indicato anche il suo intorno per almeno un raggio di 500 metri, con indicazione della tipologia degli insediamenti presenti.
“Negli allegati - commenta la D’Alessandro - le foto ritraggono solo campi liberi senza case vicine. Il problema di base è l’interpretabilità dell’articolo 12 comma 5 Dlgs 387/2003 (come modificato dall’articolo 2 comma 158 della L.244/07), che per l’installazione di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse, se inferiore a determinate soglie e solo per alcuni materiali degradabili specifici, non ha necessità di autorizzazione.
Quindi il parere della Provincia e della Regione è relativo e tutto dipende dal sindaco”. Intanto mercoledì sera esponenti dell’azienda e un consigliere comunale hanno incontrato il comitato di Gallese. Ma alla fine i cittadini non sono stati soddisfatti delle risposte ricevute, soprattutto, sulla natura di ciò che deve essere bruciato. “E dulcis in fundo - conclude la D’Alessandro - ma agli abitanti di Gallese, l’energia elettrica toccherà pure pagarla?”. Ai posteri l’ardua sentenza.
di Alessia Orlando