

“Sono incazzatissimo ma non ancora demolito. Ho ragione e lo dimostrerò, tanto ora non ho più nulla da perdere”.
Così Paolo Esposito, poche ore dopo la sentenza della Corte d’assise che lo ha condannato al carcere a vita per l’omicidio di Tatiana Ceoban e della figlia Elena. L’elettricista di Gradoli, nell’isolamento della sua cella del penitenziario viterbese, dove resterà per un anno intero, ha preso carta e penna annotando la rabbia e i pensieri che, in questi momenti, gli si accavallano nella testa.
La lettera che di seguito riportiamo è stata pubblicata questa mattina dal quotidiano Il Messaggero.
“Sono riusciti a demolire qualcosa – scrive – ma non parlo della totale demolizione mentale e fisica di una bimba di otto anni (si riferisce alla figlia Erika, ndr); ma parlo della totale demolizione della Giustizia italiana. Spero che tutti i colpevolisti – aggiunge Esposito – possano passare i giorni e le notti come le passeremo noi cinque”.
Poche righe ancora, in conclusione, in cui le affermazioni di Esposito lasciano spazio a nuovi interrogativi. “Ho una cosa che mi sento di dire dal profondo del cuore: maledico il giorno in cui ho insistito con Tania per far venire la madre (Elena Nekifor, ndr) in Italia. Lei mi aveva avvertito”.