

VITERBO - (S.C.) Con 313 sì, 291 no e due astenuti ieri il Governo ha ottenuto alla Camera la fiducia sul decreto Omnibus, che dovrebbe prevedere l'"abrogazione di disposizioni relativi alla realizzazione di nuovi impianti nucleari". Ma questo non convince le opposizioni di centro sinistra e soprattutto le associazioni del comitato "Vota sì per fermare il nucleare", che hanno formato un presidio davanti a Montecitorio per protestare contro la scelta governativa, che secondo i manifestanti sarebbe solo un tentativo di far saltare il referendum.
La protesta è arrivata anche a Viterbo, dove un sit-in si è formato davanti la Prefettura per mandare forte e chiaro il messaggio che "sul referendum vogliamo votare".
"Questo è solamente l'ultimo tentativo di fermare il referendum - ha dichiarato Pieranna Falasca, coordinatrice di Legambiente Viterbo e portavoce del comitato "Vota si per fermare il nucleare" - ma non ce la faranno, anche perché gli italiani all'estero già stanno votando, se poi questo decreto dovesse diventare legge, il presidente Napolitano e la Corte di Cassazione si troveranno di fronte una popolazione che vuole andare a votare ed esprimere la propria opinione e ne dovranno tenere conto".
"Noi vogliamo rivendicare la nostra paura davanti alla possibilità del ritorno all'atomo - ha continuato - perché l'unica cosa sicura è che il nucleare non lo è. Abbiamo a disposizione davvero molte alternative, che senso avrebbe continuare su questa strada, forse a spingere il tutto c'è la volontà di dare tanti soldi ma a pochi 'fortunati'. Nonostante questo risultato della Camera noi non ci fermeremo, fino a quando non porteremo 25 milioni di votanti alle urne e per questo continuerà la nostra azione divulgativa, attraverso volantinaggi, incontri e flash mob".
"Il voto di fiducia è l'ennesima furbata di questa maggioranza che continua ad andare avanti con numeri esigui - ha affermato Alessandro Mazzoli (Pd) -. Si tratta di un progetto assurdo che gli italiani hanno già respinto nell'87 e non credo che questo escamotage eviterà lo svolgimento del referendum ed il voto 'sì' ai quattro quesiti. Da parte del Pd continuerà la mobilitazione fino al 12 e 13 giugno, senza mai abbassare la guardia".
Il decreto Omnibus, intanto, oggi dovrebbe ottenere il via libera anche al Senato e poi sarà la corte di Cassazione a dover decidere se la norma rende inutile il referendum. Nell'omnibus, fra le altre cose, si stabilisce che tra un anno il governo potrà varare una strategia energetica nazionale che, al momento, non escluderebbe l'opzione del nucleare. Tuttavia, rimane in piedi la struttura di quella legge in cui viene previsto, tra le altre cose, la creazione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, e la costruzione del parco tecnologico con all'interno il deposito nazionale di scorie radioattive.