

Riceviamo e pubblichiamo:
Credo che non si un eufemismo dire che il Bullicame e la Macchina di Santa Rosa rappresentino il "Genius Loci" più sentito dalla popolazione viterbese. Per questo motivo quando ho letto le proposte dell'amico Assessore Giovanni Bartoletti sulla ipotesi di portare le acque termali all'interno della città di Viterbo, a vantaggio di tutti i viterbesi ho ritenuto opportuno rinforzare questa idea.
Le acque termali sono state, da sempre, un luogo di incontro per i cittadini. Sia nel periodo storico romano nel nostro territorio sia come invece avviene oggi in molte altre parti del mondo. Ricordo le acque termali vicino Reykjavík, luogo di incontro di tutta la città, ma anche Aguas Calientes, vicino Machu Picchu in Peru. Il bullicame non è invece un polo di attrazione della comunità viterbese, sia per la logistica che per i servizi offerti. Per questo motivo l'idea di provare a studiare meccanismi di trasferimento delle acque calde dall'area termale verso la città potrebbe essere un argomento molto interessante, uno dei tanti su cui ragionare. Si otterrebbero in tal modo due risultati: valorizzare il termalismo viterbese a favore dell'imprenditoria locale e riqualificare alcuni spazi viterbesi con un progetto di dimensione internazionale.
In altre parole, se ho ben compreso la proposta di Giovanni Bartoletti, si potrebbe ipotizzare di recuperare la parte più esterna della valle di Faul, in prossimità del cadente ex gazometro, da adibire a luogo di utilizzo delle acque termali. Sarebbe un bel biglietto da visita per la città ed un volano per lo sviluppo dell'industria locale associata al termalismo.
Infine alcune considerazioni più tipicamente professionali. Ci sono le risorse idriche termali per una ipotesi di tale natura? Esistono modelli contrastanti sulla quantità di acqua termale disponibile nel bacino del bullicame. Addirittura si ipotizza che si è giunti a prelievi massimi a causa dell'abbassamento dei livelli di falda. La vasta bibliografia sull'argomento cita portate massime valutabili tra i 57 l/sec. fino ad oltre 100 l/sec. Attualmente sembra se ne sfruttino circa 60 l/sec. Incertezze così grandi nelle valutazioni richiedono ovviamente studi ed indagini approfondite che sembrerebbero in corso di svolgimento da parte dell'Università della Tuscia, su incarico della Regione Lazio. Comunque, secondo Conforto (1954) un pozzo nell'area del Bagnaccio con portata di circa 100 L/sec ha causato la scomparsa di alcune sorgenti entro poche centinaia di metri e nulla oltre tali distanze. Analogamente, in altra zona in corrispondenza del pozzo S. Sisto (Conforto, 1954), venne incontrata una falda termominerale con portata di 75 l/sec. che, erogata per 20 giorni, ha causato la scomparsa della sola sorgente del Bagnarello a 400 m di distanza dal foro e nessun altro effetto sulla limitrofa sorgente fredda S. Sisto ne su quelle calde a N del Bagnarello.
In altre parole, seppur indubbio che le fuoriuscite termali non siano costanti nel tempo, manca ancora un quadro esaustivo e dettagliato delle potenzialità attuali del bacino e sui meccanismi tecnologici di trasferimento delle acque termali viterbesi: queste iniziative potrebbe essere il primo passo dell'Amministrazione Comunale. Possibilmente con il supporto di acclarati esperti internazionali. Ritenendo quindi perseguibile l'ipotesi di puntare su uno sviluppo del termalismo viterbese, non con proclami ideologici vuoti di contenuti ma con ipotesi progettuali vere e concrete, sostegno ad imprenditori e quant'altro, si auspica di poter finalmente vedere rinascere il termalismo nel nostro territorio, almeno per riportarlo ai livelli di diffusione raggiunti all'epoca dei romani.
Prof. Geol. Claudio Margottini
Univ. di Modena e Reggio Emilia e Presidente Comitato Tecnico Scientifico Tuscia Vola