

TARQUINIA - Di lui si è incredibilmente persa ogni memoria. Nella città che gli ha dato i natali non c’è una lapide o una via che lo ricordi. Eppure Pietro Rossi, nato a Viterbo nel 1820 e morto a Castel Giorgio, vicino a Orvieto, in Umbria, nel 1876, è l’unico viterbese ufficialmente inserito nell’elenco dei Mille garibaldini che parteciparono alla spedizione di Marsala. A questo Garibaldino misconosciuto, è stato dedicato un libro: “Vittoria! – Malinconica e avventurosa vita di Pietro Rossi garibaldino”, scritto da Antonello Ricci e illustrato da Alfonso Prota.
Il volume, edito da Davide Ghaleb Editore, come spiega Ricci, “vuol essere, per via indiziaria e sentimentale, la biografia di un ‘fantasma’, delle sue sconfitte e di quelle della Nazione tutta”.
Come Rossi sia finito tra i Mille è ancora un mistero, di lui si sa che fu un patriota e che già nel 1849 il suo nome figurava nei verbali della polizia pontificia con a fianco la scritta “pregiudicato repubblicano”. Si sa anche che di mestiere faceva il carrettiere, che era padre di otto figli, e che abitava nel quartiere San Luca.
Il volume sarà presentato dopodomani sera, alle 21, nella sala consiliare del municipio di Tarquinia: “perché quel 7 maggio 1860 – dice Ricci - i telegrafi sabaudi e quelli del papa-re ticchettano febbrilmente: ‘Garibaldi, salpato da Quarto due giorni prima, è svanito nel nulla. Con lui, due vapori a ruota e 1000 camicie rosse male armate. L'Eroe dei Due Mondi fa sosta a Talamone, ma la polizia del Regno e quella Pontificia lo danno per sbarcato a Porto Clementino, a Tarquinia, appunto”.