ANNO 27 n° 261
A caffeina "Il mago del vento"

Un personaggio che tutti conoscono per le sue vignette satiriche, un giornalista che nella veste di inviato ne ha viste fin troppe tra l’Afghanistan e la Palestina, tra la Sierra Leone, il Sudan e l’Iraq, un uomo che crede che la guerra sia il primo male da estirpare in questo presente fugace e inconsistente. E’ Vauro Senesi, più semplicemente Vauro. Lunedì alle 21.30 il pubblico di Caffeina potrà incontrarlo in piazza San Pellegrino durante la presentazione del suo libro “Il mago del vento”. Un libro che è una storia vera e racconta la vita di un uomo che il reporter ha incontrato durante una delle sue trasferte a Baghdad. Un storia ambientata in un paese insanguinato, ma l’eco della guerra si sente solo da lontano. Perché Vauro ha preferito raccontare le persone che sognano, pensano, pregano, temono, sperano, si amano. Anche se c’è una guerra come sfondo, Vauro racconta un Iraq di pace, per restituire alla gente dell’Iraq tutta la loro umanità con i problemi quotidiani che sono comuni a tutte le persone che non vivono in zone di guerra. Ed ecco Mendez, un messicano andato in Iraq a combattere per ottenere la cittadinanza americana, ed ecco Fahim, un giovane iracheno capace di guidare con la sua lunga canna stormi di piccioni e osservare il mondo attraverso i loro occhi. Baghdad è stata da poco conquistata dall’esercito americano, tutto intorno solo macerie. I loro sguardi che si incrociano. Poi uno scherzo del destino e il silenzio. La rabbia e la diffidenza. Il dialogo con la natura che apre le porte ad una piccola salvezza. Durante tutta la vicenda costante è la presenza dei piccioni che possono volare guidati dalle mani miracolose di Fahim. E intanto la guerra sospira, mentre la gente sgomita per sopravvivere. Mentre sorride, a volte; mentre cresce, cambia, si unisce. Un libro a tratti crudo, a tratti romantico, che racconta come vuole la pace chi vive la guerra; un che ricorda che la verità è più vicina di quanto crediamo, così come la libertà. Quello che conta è riconoscere i segnali per riconoscere il cammino, ognuno il suo cammino.




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