ANNO 27 n° 273
A Canepina tre giorni per i 150 anni dell'Unità d'Italia

 

Si comincia mercoledì 16 marzo alle ore 17, con la deposizione delle corone ai monumenti ai caduti di Canepina, con l’accompagnamento della banda musicale “Vincenzo Bellini” e il concerto della banda stessa in Piazza Garibaldi.

Giovedì 17 marzo, in occasione della festa nazionale, tutti i cittadini esporranno ai balconi il tricolore italiano “per ricordare – come afferma il sindaco di Canepina, Maurizio Palozzi – che siamo uno Stato unitario grazie al sacrificio di coloro che ci hanno preceduto”. Infine, venerdì 18 marzo l’appuntamento di maggior richiamo culturale: il convegno in memoria del “prete garibaldino” don Felice Ribichini e di altri patrioti che vissero nel centro cimino. L’appuntamento è alle ore 11 nel Salone Quarto Stato, situato all’interno del Museo delle Tradizioni Popolari in Largo Maria De Mattias.

All’incontro parteciperanno il presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi, il sindaco di Canepina Maurizio Palozzi, il giornalista Beniamino Mechelli (a cui si deve la “riscoperta” di Ribichini) e il direttore del Museo Quirino Galli. Tra gli invitati anche il prefetto di Viterbo Antonella Scolamiero. Modera gli interventi il consigliere comunale Francesco Corsi, che ha seguito l’organizzazione dell’evento. All’incontro parteciperanno anche gli studenti dell’Istituto comprensivo di Canepina.

Narrano le cronache del tempo che nel 1860 don Felice Ribichini, parroco di Canepina, “lasciò tonaca e aspersorio e si unì alle truppe del comandante Masi per liberare Montefiascone”. Il prelato, dunque, si aggregò ai garibaldini, in aperto contrasto con lo Stato pontificio. “Si tratta di vicende sconosciute alla stragrande maggioranza dei canepinesi e perse negli archivi – spiega il sindaco Palozzi – e farle venire alla luce ci sembra il modo migliore per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Alla figura di don Felice Ribichini abbiamo dedicato uno spazio presso il Museo. Dopo la vicenda di Montefiascone, tornò a Canepina e, osteggiato dalla Chiesa, visse in povertà fino alla morte, senza mai rinunciare ai suoi ideali. Sebbene sia stato l’esponente più importante del Risorgimento a Canepina, ci sono altre figure, come ad esempio Francesco Luccioli, che non vanno dimenticate. Le ricorderemo tutte venerdì”.




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