

L’Officina Belushi si affaccia sul nuovo anno con una serata di apertura che si dimostra una degna premessa alla stagione 2012. Ad avvicendarsi sul palco due gruppi formati da cinque componenti ciascuno, ognuno col suo modo particolare di rendere onore al rock: i Radio Marlene con un sound italiano nudo e crudo e i Midnight Sin che invece sono più rudemente hard e heavy.
Francesco Piccioni, il cantante dei Radio Marlene, mi concede pazientemente una chiacchierata telefonica.
So che il nome dipende da una radio locale di Vignanello, ma perché lo avete scelto?
«Era una piccola radio indipendente completamente gestita da giovani, che purtroppo però non sono riusciti a portare avanti il progetto perché non avevano modo di sostenere le spese. Ci rispecchiamo nei valori che trasmetteva e in quello che significava e non volevamo che un’iniziativa così bella andasse dimenticata…» e aggiunge sorridendo «poi suonava bene».
A parte il singolo su cui state lavorando (la cover di Storia d’Amore di Celentano), non molti sanno che avete già inciso un cd. «Sì la realizzazione del cd è stata merito di Enrico Capuano, che abbiamo conosciuto a Trevi ed è rimasto colpito dal nostro lavoro. Purtroppo il progetto è nato e morto lì, perché non avevamo un’organizzazione alle spalle capace di farlo conoscere… oggi invece collaboriamo con un impresario molto importante, Giancarlo Amendola, che si occupa degli ingaggi, degli allestimenti e di vari progetti che ancora non posso svelare»
Ok, lasciamo perdere il mistero… Sei tu a scrivere testi e musiche: da cosa trai spunto? Ne hai una preferita? «Prima di solito mi dedico alla musica, poi vengono le parole. Scrivo quello che sento, traendo spunto anche dai racconti degli amici o da esperienze mie. Poi piano piano si sviluppa un testo che nemmeno io sapevo. Una preferita proprio no: i pezzi che scrivo sono tutti figli miei! L’unica canzone per cui l’ispirazione doveva essere più “tematica” è l’inno del Vignanello calcio, di cui abbiamo avuto il piacere di essere incaricati: è bello sentirlo suonare e cantare ogni volta che la squadra entra in campo».
Fate principalmente cover, pur avendo pezzi vostri…
«All’inizio era un’esigenza: presentarci con pezzi inediti sarebbe stato impensabile. Per poter sostenere il tempo di un concerto, dovevamo inframmezzare con pezzi conosciuti, anche perché il rischio è sempre che la gente si chieda “ma chi ti conosce? Ma chi sei?”. Ora stiamo cercando di andare su un repertorio meno noto, cercando di tirare fuori canzoni più particolari».
Francesco ci tiene a sottolineare che hanno piacere ad esibirsi all’Officina, uno dei pochi locali ancora attento alle esigenze live di gruppi nuovi. Lo sa bene anche Alberto Pesci dei Midnight Sin, che col suo gruppo è uscito vincitore della passata rassegna di Palco Aperto, il live contest dell’Officina Belushi che quest’anno vanterà la quarta edizione. Se i Radio Marlene suonano insieme da circa 6 anni, i Midnight Sin presentano una storia molto più recente suonando insieme solo da fine 2010 ma avendo già messo in cantiere un cd.
Come è cambiato il vostro modo di esibirvi dopo aver vinto Palco Aperto? E il rapporto col pubblico si è modificato? «E’ rimasto pressoché invariato direi… più che altro ci ha aperto delle nuove porte in primis con Officina, e poi con Caffeina e altre manifestazioni di piazza a Viterbo. Il tutto è stato un'ottima vetrina che ha allargato il nostro pubblico che si è affezionato a noi, come noi a loro».
Di voi si legge che avete un modo serio e rigoroso di fare cover, in che senso? «Non lo so neanche io che intendono… Posso dire che le facciamo col cuore e non siamo mai contenti perché cerchiamo di essere il più possibile completi e fedeli all’originale senza sfociare in una grottesca imitazione. Non sono d’accordo con chi disprezza chi fa le cover e per non fare l'incoerente fa la cover a modo suo rivisitandola. È un pò in controsenso disprezzare la musica altrui proponendo la propria se poi la si sfrutta per raccogliere consensi. Penso che sia giusto per una band emergente che fa serate nei club alternare cover a pezzi originali a differenza di contest o concerti dove ci si presenta come band originale».
Quale palco o situazione vi ha messo più in soggezione e dove invece siete più a vostro agio?
«Siamo sempre a nostro agio.. Le uniche cose che ci spaventano sono le platee vuote o i palchi disorganizzati: in tante serate la nostra pazienza è stata messa a dura prova... questo succede in Italia dove ci sono persone e locali che non hanno la cultura della musica live purtroppo».
E con questa riflessione sulla necessità di promuovere la cultura musicale attraverso una rete di valorizzazione live, vi lascio ricordandovi di non perdere l’appuntamento con questi due gruppi giovedì 5 gennaio all’Officina Belushi.
di Taryn Massaro