

di Eva Kant
VITERBO – Non uno, ma due aberranti casi di pedofilia nella Tuscia. Ad Oriolo Romano il primo; nel capoluogo il secondo.
Diversi tempi e coordinate geografiche, simili modi e circostanze. Perché gli orchi agiscono tutti alla stessa maniera: conquistano la simpatia delle piccole vittime e aspettano il momento per restarci soli e trasformarsi in mostri tradendo la loro fiducia nel peggior modo possibile.
E così hanno agito sia il primo che il secondo.
L’orco di Oriolo Romano è recidivo. Ha 46 anni ed è originario di Roma; è adepto di una congregazione religiosa e, soprattutto, ha precedenti specifici risalenti al ’99 a al 2001, per i quali era stata già arrestato e, nell’ultimo caso, condannato con sentenza definitiva.
Gli abusi durante il convivio di una congregazione religiosa. La madre della vittima (35 anni di origini americane) dopo la separazione dal marito si era avvicinata ad una comunità e, intorno alla metà di febbraio, aveva preso parte ad uno dei conviviali seguiti ad una funzione in casa di uno degli adepti.
Da lì, la piccolina, che ha appena sette anni, aveva iniziato ad avere comportamenti strani, ma la madre era convinta che all’origine del turbamento ci fosse la separazione. Mai avrebbe potuto immaginare che, in realtà, quel 13 febbraio la sua bambina era stata abusata dal 46enne mentre, in un’altra stanza, stava guardando i cartoni animati.
L’uomo, adesso, si trova in regime di detenzione domiciliare.
Quando l’orco è in casa. Per lei, una bambina di sei anni, era come fosse il suo papà. Figlia di genitori separati, vedeva nel convivente della sua mamma una figura di cui fidarsi e a cui appoggiarsi. Le attenzioni che invece lui le riservava erano di tutt’altra natura e niente avevano a che vedere con l’affetto paterno.
Gli abusi durante la notte quando la mamma non era in casa. La madre, di origini romene, accudisce un’anziana e, spesso, capitava che dovesse assisterla anche durante le ore notturne. Era in queste circostanze, purtroppo tutt’altro che rare, che l’uomo (un 38enne di origini romene) molestava la bambina. Le aveva messo in testa che era solo un “gioco” e la piccola, ormai, sapeva che quando rimanevano soli doveva giocare con quello che in realtà era il suo aguzzino. Non aveva raccontato niente alla sua mamma, forse perché a sei anni non si ha la consapevolezza di capire.
A smascherare l’orco sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Viterbo, che hanno sottoposto S.G. a fermo di polizia giudiziaria.
Nota a margine. Chiunque, ieri, ascoltando sui tiggì nazionali la notizia dei due pedofili arrestati è rimasto sgomento, augurando ai due orchi punizioni irripetibili. E’ fisiologico, non prendiamoci in giro, al di là della presunzione di innocenza. I bambini sono bambini e non vanno toccati. Punto e basta.
Entrambi hanno ottenuto la concessione dei domiciliari.