Aeroporto: dal Cipe un'altra fumata nera su Viterbo
VITERBO – “Confido che il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), nella prossima seduta, delibererà sull’aeroporto di Viterbo”. Sono le parole pronunciate dal ministro per le infrastrutture e i trasporti Altero Matteoli dopo che dalla precedente riunione del Comitato era uscita una fumata nera per lo scalo viterbese. Mai auspicio fu più vano. Anche oggi, infatti, il CIPE si è occupato di tutto e di più, meno che dell’aeroporto di Viterbo.
Ha distribuito soldi a destra e a manca, il CIPE, ma su Viterbo nemmeno una parola. “Nella seduta odierna – recita il verbale finale – il Comitato ha assegnato 132 milioni di euro per la copertura del fabbisogno residuo della strada statale Olbia – Sassari; ha assegnato 213 milioni di euro all’ANAS e 117 milioni a RFI (Rete ferroviaria Italiana) quali quote partecipative all’aumento di capitale della Società Stretto di Messina, nonché altri 7 milioni per il finanziamento della variante di Cannitelli, opera complementare alla realizzazione del ponte sullo stretto”. Ha inoltre adottato una serie di provvedimenti relativi ai trasporti ferroviari ed ha integrato il cofinanziamento statale in favore del POR Obiettivo 3 della Regione Abruzzo, per un importo di 2,6 milioni.
E Viterbo? Nulla. C’è però da stare certi che il ministro Matteoli – che è un uomo d’onore, così come sono tutti, tutti uomini d'onore coloro che si dicono certi che l’aeroporto di Viterbo prima o poi "decollerà", saprà imporre al CIPE di provvedere alla prossima riunione. S’imporrà Matteoli perché glielo chiederanno il sindaco della città Giulio Marini, che è uomo d’onore, l’assessore all’Aeroporto Giovanni Bartoletti, che è uomo d’onore, il presidente della Provincia e segretario regionale Pd Alessandro Mazzoli, che è uomo d’onore. E tutti gli altri uomini d’onore pronti ad imbarcarsi sul primo aereo in partenza dal nuovo scalo.
E se invece, dietro i continui rinvii del CIPE si celassero i funerali dell’aeroporto, progetto troppo ambizioso per Viterbo? E se tra qualche mese, come Marcantonio fece per Cesare, si dovesse parlare della morte precoce dello scalo? Certo, il progetto è ambizioso, forse decisivo per le sorti future di Viterbo, ma di questo passo, qualcuno, sotto le mentite spoglie di Bruto, anche lui uomo d’onore, potrebbe liquidarlo sostenendo che era troppo ambizioso, appunto. E per perseguire progetti ambiziosi, come insegna Marcantonio “si dovrebbe essere fatti di più rude stoffa”.
Va tuttavia sottolineato che il CIPE non deve affatto finanziare l’aeroporto. A questo deve provvedere la società di gestione, cioè l’Adr, che ha ottenuto la concessione senza gara d’appalto a titolo di compensazione di quanto potrebbe perdere con il drastico ridimensionamento di Ciampino, del quale Viterbo dovrebbe ereditare tutti i voli low cost. Al CIPE, quindi allo Stato, spetta di stanziare fondi per la realizzazione delle infrastrutture: ferrovie in primo luogo, strade e quant’altro serve per “avvicinare” Viterbo a Roma. Finora, però, l’unica attività che è pronta a partire e quella speculativa. Ma queste sono solo conclusioni da uomini non d’onore.