ANNO 27 n° 270
Aggressione Berlusconi, c'è un testimone di Bolsena

E’ l’unico testimone ad aver visto muoversi più d’una mano intorno alla statuina del Duomo scagliata in faccia al premier, "ma chissà perché nessuno lo vuole sentire". Ventisei anni, studi giuridici, Andrea Di Sorte, già da cinque anni è consigliere comunale di Bolsena, in provincia di Viterbo ha saputo conquistare la stima dei vertici del Pdl: da un anno è il coordinatore dei Club della Libertà. In questa veste era dietro le quinte del palco di Milano, tra gli organizzatori. Ed era alle spalle di Silvio Berlusconi, insieme alla scorta, nell’attimo esatto in cui è stato colpito da Massimo Tartaglia. Ha raccontato tutto in un'intervista rilasciata al giornale "l'Opinione".

"Ho accompagnato Berlusconi quando è sceso dal palco, dove avevo radunato cinquanta giovani con la maglietta dei Club della Libertà. Lui voleva fare il classico bagno di folla, sconsigliato dalle forze dell’ordine, ma si sa com’è fatto Berlusconi, sta bene tra la gente e nessuno glielo ha potuto impedire - racconta - Era una piazza agitata. Tanti fischi, un tafferuglio scoppiato a un certo punto, tra uno dei nostri che aveva fermato due disturbatori. C’era un gruppo di giovani che provava continuamente a infiltrarsi, hanno tentato di entrare nel perimetro dei manifestanti, senza bandiere, per mimetizzarsi. All’inizio della serata sette-otto persone estranee si sono spinte vicino al palco, ma noi stessi, i militanti, li abbiamo saputi isolare, ricacciandoli ai margini della piazza“.

Alla domanda: Massimo Tartaglia era tra loro? risponde: "Io non l’avevo notato, poi ho letto una sua ammissione dove diceva di aver seguito il discorso di Berlusconi mischiato in mezzo ai militanti. Ero incollato al Presidente perché stava stringendo le mani di un gruppo di miei amici, di giovani che conosco. Per questo stavo attento ad ognuno di loro, ai loro volti, alle mani che toccava. Tartaglia l’avevo notato spingersi in avanti a fatica, si faceva largo a gomitate per avvicinarsi più possibile a Berlusconi. Ma tra lui e il Presidente c’era una prima fila di nostri attivisti, poi la transenna. Lui ha provato ad attaccarsi alla transenna con la mano sinistra, per saltare in alto verso Berlusconi. Non ce l’ha fatta e allora ha fatto leva sulla schiena della persona che casualmente gli stava davanti. Ma un attimo prima, arrivato a quel punto, una persona che gli stava dietro gli ha passato qualcosa di grosso nella mano destra. Non ho visto benissimo l’oggetto, ma mi è parso un blocchetto di marmo bianco, piuttosto pesante".

Secondo Di Sorte una mano complice ha armato Tartaglia. "L’ho visto chiaramente e sono pronto a testimoniarlo - afferma - Non era solo, era la punta avanzata di altre persone, almeno una che gli stava alle spalle. Tartaglia si faceva largo tra la gente a mani nude ed è stato munito di quel corpo contundente soltanto all’ultimo secondo. E'un gesto premeditato, ma non il tentativo di disturbare o di ferire. No. E’ stato un tentativo di omicidio vero e proprio. Il marmo era pesante, l’abbiamo sentito cadere a terra, persino nel caos del momento, con tanta gente che urlava. Ha prodotto un rumore enorme, sordo. Un tonfo secco. La traiettoria è stata deviata dall’ondulazione della gente, e il salto ha attutito la forza dell’aggressore, ma la volontà era quella di spaccare la testa a Berlusconi. Dargli una mattonata sul cranio per provocare una lesione certa.
Questo è un disegno di morte nient’affatto improvvisato. Mi ha colpito molto una cosa. Appena fermato, nell’attimo stesso in cui è stato bloccato dalla scorta prima e dalla polizia subito dopo, l’aggressore ha iniziato a urlare: ‘Non c’è nessuno dietro di me!’, ‘sono solo’, cose così. Come se qualcuno l’avesse preparato per tempo, gli avesse raccomandato di ripetere quelle frasi, nell’evenienza. Lui l’ha urlate subito, sin troppo tempestivamente. Come si dice, escusatio non petita, accusatio manifesta.

Non ne ho parlato con gli inquirenti- conclude - perché nella concitazione del momento io ed altri dello staff abbiamo seguito Berlusconi in ospedale, dove sono arrivato pochi minuti dopo di lui, dopo aver rassicurato i nostri rimasti attoniti, sotto choc, in piazza".

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