

VITERBO – Otto e 20 prima campana, otto e 21 appello, otto e 25 inno di Mameli.
E’ quanto accade dall’inizio dell’anno scolastico in onore del 150° anniversario dell’unità d’Italia al liceo classico “Mariano Buratti” di Viterbo, dove tutte le mattine si iniziano le lezioni soltanto dopo che gli alunni hanno cantato l’inno nazionale. Con tanto di base musicale.
L’iniziativa è di due docenti di educazione fisica: Nuccio Chiossi e Augusta Fanti, i quali nella prima ora di lezione si mettono in cerchio con i loro studenti al centro della palestra, accendono la base musicale ad alto volume e, ognuno con le braccia in spalla ai propri vicini, iniziano tutte le mattine l’orario giornaliero delle lezioni cantando l’Inno di Mameli.
“Vuole essere un segno di unità nazionale anche da parte nostra e degli studenti – spiega il professor Chiossi – un contributo per festeggiare e sottolineare come si deve una ricorrenza così importante, cioè in modo caloroso e affettuoso”.
“Abbiamo riscontrato una grossa partecipazione da parte dei ragazzi – continua il docente – che sono davvero entusiasti dell’iniziativa. Abbiamo colto l’occasione anche per un ripasso del testo, che qualcuno aveva dimenticato, e adesso, dopo quasi cinque mesi di scuola, è davvero emozionante sentire i giovani che intonano l’inno nazionale con le loro voci roboanti”.
Accanto a ciò il liceo diretto dalla preside Paola Moscucci è nel pieno dei preparativi della staffetta studentesca Viterbo-Roma, altro progetto dedicato al “compleanno” dell’Italia. A primavera, infatti, gli studenti delle scuole viterbesi copriranno il tragitto fino alla capitale correndo a staffetta, un chilometro ciascuno.
Ma intanto passando in via Tommaso Carletti alle 8.25 dal lunedì al sabato, chiunque potrà ascoltare l’eco dell’Inno di Mameli cantato dagli studenti e proveniente dalla palestra del liceo viterbese.
“Naturalmente continueremo fino al termine dell’anno scolastico” – puntualizzano i docenti.
Chissà se ci sarà qualche insegnante dell’istituto comprensivo di Adrio che possa proporlo almeno per un giorno anche nella sua scuola. Magari con i ragazzi che intonano “Fratelli d’Italia” mentre gli operai del Comune rimuovono gli ultimi simboli con il sole delle Alpi…