

Due casi di infezione da Anisakis, un parassita che può essere presente in alcune specie di pesce, in grado di infestare lo stomaco e l'intestino dell'uomo, sono stati accertati in provincia di Viterbo.
In un caso è stato sufficiente rimuovere il parassita in endoscopia, nel secondo, il più grave, invece, il paziente ha dovuto subire un intervento chirurgico di resezione intestinale.
Il parassita, di circa un cm, provoca una serie di disturbi e, in alcuni casi, blocchi intestinali e appendiciti acute.
Le uniche cure possibili contro l'Anisakis sono la rimozione endoscopica, quando viene scoperto tempestivamente, e l'intervento chirurgico quando l'organismo umano, per difendersi dall'infestazione, crea intorno al parassita un granuloma che, all'esame radiologico risulta identico a un tumore.
"Il parassita - spiega il professor Giuseppe Nascetti, pro rettore dell'Università della Tuscia e uno dei massimi esperti del settore - proveniente dai muscoli di pesci come naselli, aringhe, pesce sciabola, alici, sgombri, se mangiati crudi, può provocare nell'uomo patologie anche gravi, comprese manifestazioni allergiche e shock anafilattici".
Secondo Nascetti, dopo i casi registrati a Viterbo, ma anche a Roma e in altre parti d'Italia, "è essenziale che i pesci a rischio vengano mangiati esclusivamente cotti".