

VITERBO – Blitz dei sindaci del comprensorio nell'ospedale Andosilla di Civita Castellana per verificare la qualità dei pasti distribuiti ai ricoverati, da circa un mese al centro di roventi polemiche perché ritenuti di scarsa qualità, tanto che circa il 90% viene riconsegnato intatto.
I primi cittadini, dopo aver parlato con alcuni ricoverati e aver assaggiato i pranzi hanno espresso un giudizio unanime, al quale si sono uniti i rappresentanti del Tribunale per i diritti del malato e dell’Associazione amici dell'ospedale: ''Sono immangiabili''.
Il direttore sanitario dell’Andosilla Franco Bifulco e il capo dipartimento Santo Laganà, hanno spiegato ai sindaci che i controlli batteriologici e organolettici, eseguiti dallo stesso ospedale e dai Nas sui pasti non hanno evidenziato alcuna anomalia. ''Abbiamo però verificato – hanno detto – che dal punto di vista del gusto sono assolutamente improponibili. Lo abbiamo segnalato alla direzione della Asl, che si trova ad affrontare lo stesso problema all’ospedale di Viterbo e negli altri presidi della provincia, che ha provveduto a rescindere il contratto con la ditta fornitrice''.
I pasti nei vari ospedali della Tuscia vengono forniti da una ditta di Pomezia, che li trasporta a Viterbo precotti un paio di volte la settimana e, di giorno in giorno, li scalda e li distribuisce ai degenti. In precedenza, invece, venivano preparati tutti nelle cucine di Belcolle è poi distribuiti. ''La spendig review – spiegano Bifulco e Laganà – ha imposto alla Asl di tagliare del 5% la spesa per il cibo. Il centro cottura di Belcolle è stato così chiuso ed è subentrata l’azienda di Pomezia''.
In precedenza, la Asl spendeva 16 euro al giorno per tre pasti (colazione, pranzo e cena), ora invece ne spende poco più di 13. Ma oltre l’80% del cibo distribuito finisce tra i rifiuti.