

VITERBO - “Tre ‘casi avversi’ in sole due settimane. L’informazione fornita ai cittadini è stata sufficiente o insieme alla chiusura del punto nascita è una concausa dei problemi verificatisi all’ospedale di Civita Castellana? E come si intende salvaguardare d’ora in avanti la salute delle pazienti?”. Sono le domande che il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Parroncini, pone al presidente della Regione Lazio Renata Polverini nell’interrogazione sulle “Ripercussioni dismissione reparto di ostetricia e ginecologia nel P.O. di Civita Castellana”, che sarà presentata domani.
Parroncini ripercorre le ultime vicende legale alla chiusura del reparto. “Il 14 gennaio è giunta in ospedale una giovane donna alla 38^ settimana di gravidanza in preda a una grave crisi ipertensiva: impossibile trasferirla. Una vita è stata salvata solo grazie a un ginecologo presente per svolgere attività in intramoenia”. Ma ci sono già stati altri due ‘eventi avversi’: una partoriente di Vallerano portata a Belcolle piuttosto che al più vicino presidio di Civita Castellana (il cui punto nascita è stato disattivato lo scorso 1 gennaio) che ha perso il bambino, e una di Castelnuovo di Porto che da Civita Castellana è stata trasferita a Belcolle per essere sottoposta ad intervento urgente.
“Il nosocomio di Civita Castellana – spiega Parroncini - anche per la presenza di molti cittadini extracomunitari, serve un bacino d’utenza debole. In molti hanno sottolineato che non è stata fornita una corretta e tempestiva informazione e ciò ha causato disorientamento nell’utenza, fattore di gravissimo pregiudizio per la salute e l’incolumità della popolazione”.
Da qui le richieste alla Polverini, anche commissario ad acta per la sanità. “Sono state poste in essere dalla direzione generale della Asl tutte le misure necessarie a fornire una corretta informazione alle popolazioni residenti nel bacino di riferimento dell’ospedale, in merito alla chiusura del punto nascita? Quali misure e provvedimenti sono stati adottati per garantire percorsi adeguati per le donne in gravidanza? L’anticipata e prematura chiusura del servizio, oltre alla scarsa informazione, sono state concausa di questi ‘eventi avversi’? Chiedo infine quali iniziative si intendono assumere nei confronti della direzione generale della Asl, affinché nell’atto aziendale vengano introdotte misure organizzative tali da garantire servizi a sostegno delle donne in gravidanza, con percorsi di integrazione ospedale - territorio efficaci per tutto il periodo di gravidanza”.