

VITERBO – Sarebbe stata acquistata nel Viterbese la partita di pesce d’acqua dolce che ha intossicato un centinaio di persone in Valle d’Aosta, venti delle quali sono finite in ospedale per una parassitosi delle vie biliari. Altre 80 sono a rischio contagio. Nessuno in pericolo di vita.
L’intossicazione è avvenuta durante un evento enogastronomico a Challand-Saint-Anselme (Aosta) nell'ambito di una rassegna estiva di musica e cucina. Tra i ricoverati all'ospedale Umberto Parini di Aosta ci sono anche l'assessore al turismo della Valle d'Aosta, Aurelio Marguerettaz, che ha promosso il ciclo di serate enogastronomiche e due sindaci.
L’intossicazione è stata provocata da una sfiziosa quanto micidiale tartare di tinca marinata al profumo d'arancia, pepe rosa e aceto su mipoix di verdurine. Secondo una prima valutazione, il pesce sarebbe stato infettato dal clonorchis sinensis, un parassita che si sviluppa nei pesci d'acqua dolce (in particolare nei ciprinidi come carpe e tinche). Il parassita entra nel fegato e nelle vie biliari provocando lesioni difficilmente diagnosticabili. I sintomi possono essere l'ingrossamento del fegato, la colicistite, dolore al fianco destro, ittero e febbre.
La partita di pesce crudo era stata acquistata da un distributore di Bolzano il quale, a sua volta, l’avrebbe acquistata in provincia di Viterbo. Secondo quanto accertato dai tecnici del servizio veterinario della Asl di Bolzano non vi sarebbero responsabilità attribuibili al distributore. Nella sua azienda, infatti, è stato trovato tutto in regola. Sono in corso ulteriori indagini per individuare in quale punto del percorso compiuto dal pesce per raggiungere la Valle d'Aosta sia avvenuta la contaminazione.