

Riceviamo e pubblichiamo:
Sabato mattina, a Ronciglione, si è svolto l’incontro “Il lago di Vico – L’acqua potabile – Quali iniziative? Per il diritto all’informazione corretta - Per il diritto all’acqua potabile”, organizzato dal Comitato Acqua Potabile, cui ho partecipato. Alla riunione erano presenti numerosi personalità medico-scientifiche tra cui il prof. Giuseppe Nascetti, prorettore dell’Università della Tuscia, il professore Ezio Gagliardi, specialista in Genetica Medica e Scienza dell’Alimentazione e la dottoressa Antonella Litta della ISDE (Associazione Medici per l’ambiente). Assenti, del tutto o quasi, giornalisti e politici locali.
Nel corso dell’evento sono emersi dati allarmanti sulla situazione dell’inquinamento sia del lago di Vico, sia delle acque potabili della Tuscia. E, per questo motivo, mi aspettavo un riscontro evidente su giornali e qualche presa di posizione interventista da parte di chi ci amministra. Invece silenzio. Un silenzio che preoccupa, rispetto a una situazione che riguarda la salute di tutti noi. Nascetti non ha esitato a definire allarmante la situazione del lago di Vico, “un malato cronico” ha detto, “bacino ormai eutrofico, in cui l’alga rossa ha trovato l’habitat naturale, nel quale l’ossigeno sta progressivamente diminuendo con conseguente morte delle specie viventi”. “La nostra classe politica” ha aggiunto Nascetti “non capisce che quando arrivano allarmi dal mondo scientifico bisogna ascoltarli”. Ma non basta.
La dottoressa Litta ha spiegato quanto sia dannoso “l’uso domestico di acqua inquinata da arsenico, da microcistine cancerogene o da altri inquinanti soprattutto per i bambini. Già nel latte della mamma si possono trasferire questi veleni, con evidenti danni alla salute del neonato”. Il prof. Gagliardi, infine, ha portato a conoscenza di ricerche precise fatte ultimamente che hanno confermato, in acque distribuite in alcune vie di Ronciglione, livelli di uranio altissimi costanti tra 48-50 microgrammi litro, i più alti d’Italia. Gagliardi ha ricordato i dati di analisi delle acque effettuate già dieci anni fa, che parlavano di valori allarmanti e analisi sui capelli di alcune persone per verificare il bio-accumulo di inquinanti. “Gli studi e le proposte” ha affermato il professore “sono stati presentati alle amministrazioni provinciali, regionali e sanitarie ma non sono serviti a nulla. Nemmeno i cittadini hanno compreso la gravità della situazione”.
Alla luce di quanto emerso, il Comitato ha posto alcune domande alle istituzioni e amministrazioni locali, ma anche provinciali, regionali e nazionali, tra le quali: “Perché le forze politiche, i movimenti sindacali e gli amministratori che non sono stati complici di coperture e insabbiamenti, non fanno sentire la loro voce? Perché, nonostante le evidenti mistificazioni della realtà, non sembra siano stati presi provvedimenti da parte della magistratura?”.
Il diritto all’acqua potabile è un principio fondamentale poiché sancito dalla Costituzione Italiana nell’art. 32 rispetto alla salute pubblica. La sordità della politica su una questione così vitale è assolutamente inaccettabile. La gente, preoccupata, chiede subito informazione chiara e interventi immediati, prima che i danni all’uomo e all’ambiente diventino irreversibili.
Simonetta Badini