

di Alessandra Pinna
VITERBO - Duecento lavoratori della sanità rischiano di restare a spasso dal primo gennaio. Numeri che rivelano una vera emergenza occupazionale figlia del deficit sanitario che ha imposto alla Regione tagli drastici. Nello specifico a rischiare sono centosessanta tra medici, psicologi, biologi, fisici, avvocati, veterinari, ingegneri e quaranta tra infermieri, assistenti sociali e operatori socio sanitari, tutti impegnati nei servizi sanitari che, appunto, rischiano il posto di lavoro se non verranno prorogati i contratti in scadenza il 31 dicembre prossimo.
Per questo il coordinamento precari della Asl di Viterbo, ieri mattina, ha protestato davanti al pronto soccorso dell’ospedale Belcolle dichiarando lo stato di agitazione fino a garanzia di rinnovo dei contratti, con tanto di lutto al braccio per manifestare contro la morte della sanità pubblica.
REPARTI A RISCHIO – ‘’Qualora i contratti in scadenza non venissero rinnovati le sorti dei reparti e delle strutture che i lavoratori precari sostengono sarebbero seriamente a rischio’’. Così Andrea Filippi della Cgil funzione pubblica e rappresentante dei precari del Viterbese durante il sit in di ieri. ‘’Abbiamo deciso di manifestare – ha spiegato – anche per sensibilizzare la cittadinanza sulla diminuzione o il totale azzeramento dei servizi sanitari. Nella Asl di Viterbo, infatti, il 30% dei lavoratori è costituito da precari ma, a seconda dei reparti, la percentuale aumenta sensibilmente. Al pronto soccorso, per esempio, – ha concluso - i precari raggiungono addirittura l’80%’’. ‘’Nel laboratorio di citologia e citogenetica - ha spiegato il primario, dottor Roberto Ottaviani, - su dieci lavoratori sei sono precari. Con soli quattro assunti i tempi per ottenere i referti si allungherebbero causando un sostanziale ritardo nei servizi’’. Stessa situazione in radiologia, otorinolaringoiatra, cardiologia e psichiatria, dove i precari rappresentano una buona fetta dei lavoratori.
I CONTRATTI – Il 50% dei precari viterbesi è assunta con un contratto da libero professionista. Questa condizione, sempre più frequente, a detta degli stessi lavoratori, è ancor più critica rispetto a quelli assunti a tempo determinato: ciò vuol dire nessun diritto alla malattia, né alla maternità e nemmeno alle ferie. ‘’ Si tratta di un contratto di ‘consulenza’ – hanno spiegato i precari – ma noi forniamo gli stessi servizi di quelli a tempo determinato, cioè le prestazioni quotidiane per i cittadini. Abbiamo la reperibilità, firmiamo il cartellino e facciamo anche i turni la notte. Con la differenza – concludono – che abbiamo gli stessi doveri degli strutturati senza poter usufruire degli stessi diritti’’. E a infuriare i precari c’è la situazione paradossale per la quale la loro stabilizzazione non comporterebbe alcun aumento di spesa.
I PRECARI - Quindici medici su venti che prestano la loro opera presso il pronto soccorso di Viterbo; sette medici su diciotto in radiologia; dieci psichiatri su trenta nel dipartimento di salute mentale; dieci biologi; quindici psicologi; dieci veterinari, otto cardiologi; quaranta infermieri, otto assistenti sociali, ortopedici, ginecologi, pediatri, neurologi, geriatri e internisti. Tra i manifestanti ci sono delle neomamme che, non potendo usufruire della maternità, sono costrette ad allattare durante le pause, chi lavora da otto anni e teme per il futuro e medici che, nonostante il prestigio della loro posizione, non riescono ad accedere a mutui perché i direttori delle banche non li prendono neppure in considerazione.
Il coordinamento precari della Asl ha fatto sapere che lo stato di agitazione continuerà fino a quando i contratti non saranno prorogati.
Notizie correlate