ANNO 27 n° 259
Aspettando primavera e un Paese normale
di Angelo Allegrini
23/02/2013 - 04:00

di Angelo Allegrini

 

VITERBO - Pensate che bello se, a un certo punto, l’Italia si svegliasse da un sogno e si ritrovasse un Paese normale, uguale o perlomeno simile alle altre nazioni europee.

Pensate come ci sentiremmo se – solo per fare un esempio – la sanità italiana fosse non dico eccellente ma quantomeno di buona qualità; se non pesasse in maniera così gravosa sui bilanci regionali e fosse realmente gratuita come era una volta.

Pensate come sarebbe se, una volta terminato il proprio ciclo di studi, un giovane avesse la possibilità di trovare un impiego regolare e stabile, sulla base delle sue capacità e competenze, senza bisogno di essere raccomandato.

E, sempre a proposito di studi, pensate a quello che succederebbe se la scuola pubblica e l’università fossero veramente e totalmente accessibili a chi lo merita, garantissero la formazione e la preparazione degli studenti invece che agire e comportarsi come diplomifici e laureifici.

Un Paese dove l’immenso e ineguagliabile patrimonio artistico e culturale venisse considerato, utilizzato e valorizzato come risorsa unica, fonte di conoscenza, di lavoro e di ricchezza.

Un Paese con pari opportunità per tutti, dove nessuno debba partire svantaggiato rispetto agli altri; dove anziani, donne e giovani non soffrano alcuna diminuzione per causa della loro condizione, dove ciascuno, senza distinzione di sesso, razza o religione, possieda gli stessi diritti civili degli altri senza che questi debbano essere pretesi, nel pieno rispetto di quelli altrui.

Pensate ad un’Italia che rispetti la sua Costituzione e dove chi lavora abbia il diritto ad una equa e soddisfacente retribuzione, sufficiente a condurre un’esistenza onesta e decorosa per se stesso e per la propria famiglia; un’Italia dove il carico fiscale sia giustamente suddiviso e sopportabile e dove ciascuno contribuisca proporzionalmente alle sue possibilità a sostenere il proprio Paese e mandare avanti la baracca.

Uno Stato che si avvalga di una Pubblica Amministrazione snella, moderna ed efficiente, capace di tutelare e garantire la sicurezza dei cittadini, il rispetto della legalità e l’erogazione di servizi non solo necessari ma anche convenienti; uno Stato senza territori controllati da malavita e dalla criminalità organizzata, capace di organizzarsi equamente dal punto di vista finanziario piuttosto che fondare le proprie aspettative su un sistema di lotterie, bische legalizzate e giochi d’azzardo che rovinano la vita dei più deboli e delle proprie famiglie.

Pensate ad un ambiente naturale straordinario, composto di migliaia di chilometri di spiagge, mari azzurri e coste di mille colori, con due importanti catene montuose che, solo a ricordarne un paio di meraviglie, comprendono rocce dolomitiche e prati dove ancora può vivere il lupo.

Ecco, tutto questo è un Paese possibile; solo che noi lo vogliamo.

Lo ha detto, scherzando, Claudio Bisio a Sanremo e anch’io penso che sia proprio così: è troppo facile pensare che se tutto questo non succede, se le cose vanno in un altro modo, la responsabilità è soltanto di qualche centinaio o di qualche migliaio di politici.

In Italia, benché a qualcuno spiaccia, ancora è possibile votare e decidere come vogliamo essere governati.

E, finalmente, dopo un lungo periodo di sospensione della politica, domenica e lunedì prossimi torneremo alle urne.

Si può sprecare questa occasione, astenendoci o esprimendo una anche giusta, condivisibile ma tuttavia dannosa protesta; oppure, possiamo decidere con il nostro voto il modo in cui vogliamo essere governati e, soprattutto, chiedere che l’Italia torni ad essere governata.

Mi auguro che per il bene di tutti prevalga la seconda scelta.




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