

Riceviamo e pubblichiamo:
Quanto accaduto negli ultimi giorni in relazione alla prova di esame per l’accesso al corso di “operatore socio sanitario” presso Palazzo Pamphilij di San Martino al Cimino, porta inevitabilmente ad alcune considerazioni che investono direttamente il contesto sanitario locale e nazionale.
Intanto, come già si è detto, l’inaspettata massiccia affluenza di candidati, altro non dimostra se non la disperata voglia della ricerca di un “posto fisso” nella P.A., seppure nel ramo sanitario; un posto fisso che, quasi di sicuro, non arriverà mai, visto come si continua a tagliare fondi al SSN e Regionale, determinando gravi carenze economiche che penalizzano non solo la Sanità Pubblica ma anche quella Privata Convenzionata.
Recentemente, si è vista una proliferazione di corsi formativi per gli OSS, quale nuova figura da inserire nell’assistenza sanitaria come supporto alla cronica carenza di infermieri nei Presidi ospedalieri e territoriali, senza tener conto che, alla evidente mancanza di operatori specializzati, negli ultimi anni, si è fortemente ridotta la spesa sulla Salute, cioè, sull’argomento che più dovrebbe essere tutelato a qualsiasi livello.
Pertanto, se non si cambia indirizzo e non si considera tale aspetto della massima importanza, l’oceanica partecipazione di aspiranti operatori sanitari, resterà un deprimente esempio di “abbagli occupazionali” che non potranno risolvere in nessun caso la riduzione di posti letto, la carenza di servizi, di strutture, la chiusura di interi reparti, la sottrazione di risorse umane, le liste di attesa e tanta inefficienza organizzativa.
Si percepisce, sempre di più, la mancanza di una politica rivolta al Personale, di quei provvedimenti che, attraverso una spesa più sostanziosa ma anche più oculata, potrebbero invertire l’attuale asfittica situazione sanitaria, riducendone fortemente i punti più critici, a vantaggio di un organigramma infermieristico e di Personale di supporto che non presenti carenze e limitazioni operative tutte a danno dei malati e dei loro bisogni.
Il deprimente “assalto a Palazzo Pamphilij” è figlio dell’attuale situazione occupazionale che vede il nostro Paese su posizioni davvero preoccupanti, soprattutto perché, a fronte di un settore, come quello Sanitario, ancora aperto a possibilità occupazionali, anziché agevolare l’immissione sul mercato di altri professionisti della Sanità, ne intralcia la realizzazione con il blocco delle assunzioni ed il proliferare del “precariato”, quale deplorevole e consolidata abitudine messa in atto nella pianificazione dei Servizi Sanitari.
IL PRESIDENTE FIALS
Roberto Talotta