ANNO 27 n° 273
Ater - Gigli: ''Grassini decaduta, la sua permanenza all'Ater sarebbe abusiva''
25/06/2013 - 12:04

VITERBO – E’ stata una giornata al calor bianco nella sede dell’Ater (l’ex istituto case popolari di Viterbo). Non appena la (già) presidente Maria Gabriela Grassini, ex sindaco di San Lorenzo Nuovo e vice coordinatrice provinciale del Pdl, ha varcato l’uscio del suo ufficio, è stata raggiunta dal direttore generale Ugo Gigli che, in quanto tale è anche il legale rappresentante dell’ente, che le ha notificato lo ''fratto esecutivo''. Leggi e documenti vari alla mano, Gigli ha fatto notare alla Grassini che il suo mandato, conferitole dall’ex governatrice del Lazio Renata Polverini, era scaduto. Quindi, doveva sloggiare.

Lei è andata su tutte le furie ed ha chiesto l’intervento dei carabinieri. Che sono effettivamente arrivati, anche perché dovevano acquisire dei documenti relative all’occupazione abusiva di alcune case. E visto che c’erano si sono occupati anche della qurelle Grassini-Gigli, raccogliendo i punti di vista dell'una e dell'altro. Ma anche di fronte ai militari i due sono rimasti, e sono tuttora, sulle rispettive posizioni. Gigli, forte del parere del collegio sindacale, che conferma l’avvenuta decadenza dell’incarico della Grassini; quest’ultima che accampava il suo ''diritto'' a rimanere in carica fino alla nomina del commissario da parte della Regione Lazio. I carabinieri se ne sono andati dicendo ad entrambi che avrebbero dovuta vedersela in altre sedi.

''Non è accaduto nulla di trascendentale – ha commentato Gigli -, ho semplicemente fatto il mio dovere. Cioè ho avvisato con garbo la signora Grassini che il consiglio d’amministrazione è scaduto il 9 maggio scorso, quindi lei non ha più titolo per occupare l’ufficio della presidenza. La legge è chiarissima – ha sottolineato - : entro 45 giorni dalla scadenza del mandato, qualora non fossero stati rinnovati, gli organi decadono. Prima di agire – conclude – ha chiesto il parere del collegio sindacale, l’organo di controllo esterno dell’Ater, che ha confermato, nero su bianco, la mia tesi. Tutto qui. Cosa avrei dovuto fare, far finta di nulla e assumermi la responsabilità della permanenza ‘abusiva’ della signora Grassini?''.

Anzi, Gigli sostiene di essere andato in qualche misura incontro alle richieste della presidente: ''Lei – ha spiegato – ha sostenuto che in base allo statuto degli organi dipendenti dalla Regione Lazio, la decadenza scatta dopo il novantesimo giorno della scadenza del mandato. Ora che sono scaduti anche quelli ho agito come mi impone la legge, chiedendole di lasciare l’ufficio e a consegnare il telefono cellulare, le chiavi e quant’altro era nella sua disponibilità indebitamente''.

Ad avviso di Gigli, la Grassini ha continuato a convocare il Cda nonostante 5 componenti su 6 avessero rassegnato le proprie dimissioni ''irrevocabili''. E lo avessero fatto 2 volte consecutivamente: la prima in forma collettiva e poi singolarmente.  ''L’ho avvisata che le convocazioni erano inutili ancorché illegittimi, in quanto la maggioranza dei componenti del Cda erano dimissionarie e che lei stessa e il sesto componente erano comunque decaduti. Quindi le sedute sarebbero andate inevitabilmente deserte per mancanza del numero legale. E comunque sarebbero state illegittime''.

Mentre Gigli spiegava le ragioni dello ''sfratto'', la Grassini, raggiunta al telefoni  cellulare (dell’Ater o suo?), ha dichiarato che stava uscendo dalla procura della Repubblica, dove aveva appena presentato un esposto.

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