

I militari della compagnia di Tuscania e del comando provinciale di Viterbo, che conducono le indagini, hanno accertato che gli attentatori hanno sfondato un vetro della finestra della sala e hanno lanciato all’interno una bottiglia contenente del liquido incendiario che, rompendosi, ha sprigionato le fiamme.
Le indagini si muovono in tutte le direzioni. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è quella secondo cui potrebbe essersi trattato della ritorsione messa in atto da qualche indagato per droga o per usura, “incastrato” dal sottufficiale, ma non si esclude la pista della criminalità sarda.
Gli investigatori non tralasciano nemmeno la pista della criminalità organizzata che, secondo quanto segnalato dai recenti rapporti dell'antimafia, si sarebbe infiltrata anche nel Viterbese. Al momento appare meno credibile che si possa essere trattato di un atto di ritorsione collegato a un fatto privato.