ANNO 27 n° 271
Batterio killer ospedale Ronciglione, pm chiede archiviazione inchiesta

VITERBO – Nessuna responsabilità è emersa nel corso delle indagini a carico dei responsabili dell’unità operativa di ematologia del presidio sanitario di Ronciglione. Questa, in sintesi, la motivazione della richiesta d'archiviazione dell'inchiesta sulla morte di tre pazienti ricoverati al Sant’Anna,  causata dal batterio pseudomonas nel giugno 2007. Il provvedimento è stato richiesto dal Pm Fabrizio Tucci in base all’esito delle perizie disposte dalla procura di Viterbo, che hanno accertato come il batterio, innocuo nelle persone sane ma letale per le persone affette da gravi patologie ematiche, quali erano i tre deceduti, era stato diffuso da una delle vittime, trasferite al Sant'Anna da un ospedale di Roma. Quindi, secondo le perizie, non ci sarebbe alcuna responsabilità addebitabile alla struttura.

I familiari dei tre pazienti si sono però opposti all'archiviazione. Sarà quindi il gip a decidere se accogliere la richiesta del Pm, se disporre ulteriori accertamenti, o ancora se richiedere l'imputazione coattiva delle persone iscritte nel registro degli indagati, tra i quali l'ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio.


L'8 giugno del 2007, la Asl di Viterbo decretò la chiusura in via precauzionale l'unità di ematologia in quanto, nei giorni precedenti, tre pazienti erano morti per un'infezione da batterio pseudomonas. La procura di Viterbo dispose il sequestro del reparto, considerato un'eccellenza a livello regionale. Il
provvedimento fu revocato il 3 luglio successivo.

Alle stesse conclusioni degli infettivologi dello Spallanzani di Roma incaricati dal Pm, sono giunti anche i periti nominati dall'allora presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo per far luce sui tre decessi. Alcune colonie del batterio pseudomonas furono individuate anche nel sapone liquido dei bagni del reparto, ma risultarono di un ceppo diverso da quello riscontrato nei pazienti.

Il reparto di ematologia del Sant'Anna fu ispezionato anche dai membri della Commissione sanità del Senato che, pur non pronunciandosi sulle morti che ne avevano causato la momentanea chiusura, lo definirono ''all'avanguardia per le dotazioni, gli spazi a disposizione dei degenti,  l'organizzazione e il comfort''.

Le indagini smentirono anche una voce circolata nei giorni immediatamente successivi ai tre decessi, secondo la quale le condutture dell'acqua non sarebbero state dotate di filtri. Gli impianti idrici, infatti, erano stati completamente rifatti prima dell'apertura dell'unità operativa.

Le infezioni di pseudomonas diagnosticate in quel periodo furono complessivamente sei. Tre pazienti furono curati con successo, ma altri tre, tutti gravemente immunodepressi, morirono a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. 

 




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