ANNO 27 n° 264
Benedetta Bruzziches incanta gli studenti
''Da Caprarola a 10 Corso Como'' è il titolo dell'incontro con la giovane designer
22/05/2013 - 16:15

di Flavia Ludovisi

VITERBO – Benedetta Bruzziches e le sue borse hanno chiuso questa mattina il ciclo di conferenze de L’Officina della Comunicazione, organizzate dal dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia. Ed è una chiusura in bellezza visto che Benedetta rappresenta il miglior marketing del territorio in questo momento. Introdotta dal professor Giovanni Fiorentino, che la eleva a modello per tutti gli studenti presenti all’incontro, la giovane bag designer “from Caprarola con furore” prende il microfono e inizia a raccontare. E’ emozionata, non riesce a star ferma, ma poi, tra un aneddoto e un’avventura, si scioglie e cattura l’attenzione di tutti. 

Inizia dal principio, da quando era responsabile ufficio stile di Romeo Gigli, e poi l’India, l’arte dell’intreccio della pelle, i no delle case di moda fino alla partecipazione alle fiere di settore di Milano e di Parigi con il fratello Agostino sempre a fianco, il ritorno a Viterbo, il laboratorio in via dell’Orologio Vecchio, i viaggi e le collezioni che si sono susseguite in questi anni. Ma non esiste successo senza sacrificio, quindi, a questo elenco felice vanno aggiunti anche i sabati e le domeniche trascorsi lavorando, le vacanze mancate e tutti i problemi che deve affrontare una start up. Di famiglia, ok, ma sempre una start up è. 

''Come ce l’ho fatta io ce la potete fare anche voi'', dice quasi imbarazzata perché le sembra troppa presunzione dirlo ad alta voce, ma in realtà ahi voglia se ce l’ha fatta! E’ il desiderio il motore di tutto, l’olio, invece, è la determinazione. E non a caso l’incontro di oggi è titolato ''Da Caprarola a Corso Como 10'', dal paesello al top del top dei concept stores italiani per chi non mastica la moda. 

Capitolo viaggi. ''Credo che il viaggio dovrebbe essere obbligatorio per legge perché non c’è niente che arricchisce di più lo spirito”. Da Instagram prima, sui giornali e le riviste più in voga poi, i Diari delle borse di Benedetta hanno avuto un successo strepitoso. ''Sono andata a Cuba, ho portato con me il libro lavagna e l’ho prestato alle persone che ho incontrato, ci scrivevano un pensiero e poi io scattavo una foto. E’nato così questo progetto, in modo spontaneo. Alla fine del mio viaggio ho regalato la borsa lavagna a una ragazza dell’Uruguay che stava facendo il giro del mondo in un anno e che avrebbe continuato la mia missione. Alla fine del suo di viaggio, regalerà il libro a qualcun altro. Non è meraviglioso?''.

Ma al di là dei racconti che hanno davvero rapito il pubblico, è il messaggio il punto focale. ''Le mie borse non sono solo oggetti, raccontano una storia, ogni collezione è il frutto di un percorso personale, di un’idea, di un’emozione che imprimo nella stoffa. Il cliente deve essere educato per interagire con il prodotto, educato al suo significato, alla fattura e al fatto che dietro c’è un lavoro immenso. Ci tengo molto alla sincerità, non mi piacciono le scorciatoie, ecco perché rifiuto di regalare i miei pezzi alle socialité per farli sfoggiare durante le sfilate, ed ecco perché presto molta attenzione a chi compra e indossa le mie borse''.

E per dimostrare che la comunicazione gioca un ruolo davvero importante, Benedetta distribuisce alla platea un foglietto bianco. ''Vi chiedo di raccontare a parole o con un disegno il vostro primo bacio e poi di consegnarmelo di nuovo. Sto pensando ad un progetto per la nuova collezione, inserire in ogni borsa uno di questi biglietti scritti da voi in modo che chi la comprerà troverà dentro anche un pezzo della vostra storia. Non è una bella forma di comunicazione questa?''.

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