ANNO 27 n° 261
Bimba morta dopo parto a Tarquinia, oggi l'autopsia, indagine della Asl
I genitori, una coppia di Vetralla, avevano scelto per lei il nome Viola; depositato dai legali della famiglia un esposto alla procura
05/07/2012 - 04:00

VITERBO - Si sarebbe dovuta chiamare Viola - così avevano deciso i genitori, la mamma Fabiola Corradini e il papà Marco Monti – la bambina morta sabato mattina alle 5,30, circa 7 ore dopo il parto, nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Tarquinia.

Sull’accaduto, la direzione della Asl di Viterbo, che ha appreso della morte della neonata solo ieri, cioè con quattro giorni di ritardo, ha disposto un’indagine interna per individuare le cause del decesso. Intanto, il pm Lorenzo Del Giudice della procura di Civitavecchia conferirà domani mattina l’incarico per l’autopsia, che potrebbe essere eseguita in giornata.

Il direttore sanitario aziendale, Marina Cerimele, ha inviato una lettera ai responsabili del reparto con l a quale chiede un’immediata e circostanziata relazione. Tra l’altro, avrebbe chiesto conto anche della mancata segnalazione del decesso.

Intanto, ieri mattina, i legali della famiglia, gli avvocati Claudia Polacchi e Paola Delle Monache, hanno depositato presso la procura della Repubblica di Civitavecchia l’esposto con cui, per conto dei genitori della bambina, residenti a Vetralla, chiedono che venga fatta luce sulle cause della morte di Viola.

I legali, secondo quanto si è appreso, dopo aver ricostruito, in base al racconto della puerpera, tutte le fasi del travaglio, delle complicazioni insorte durante il parto e dei concitati momenti in cui si è resa conto che la neonata stava male, fino a quando i medici hanno comunicato a lei e al marito il decesso, chiedono alla procura che siano individuate eventuali responsabilità di carattere professionale.

All’esposto hanno allegato tutta la documentazione relativa alla gestazione: i controlli effettuati, gli esiti delle analisi, delle ecografie e delle visite ginecologiche, dalla quale risulterebbe che, fino al momento dell’inizio delle doglie, venerdì sera, tutto era filato liscio e nulla avrebbe fatto presagire la tragedia che è poi avvenuta.

La madre della bimba, una donna di 41 anni alla prima gravidanza, era arrivata nell’ospedale di Tarquinia venerdì sera, dopo aver avvisato le prime doglie. Alle 22,30 è entrata in sala parto. Poco dopo sono insorte le prime complicazioni, che hanno reso necessaria un’incisione e l’uso della ventosa per estrarre la bambina.

Con il passare delle ore, però, la situazione è progressivamente peggiorata: la bambina ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie e suoi parametri vitali erano sotto la norma. I medici le hanno somministrato l'ossigeno e le hanno praticato iniezioni di adrenalina. Hanno consultato per telefono anche i colleghi dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Ma è stato tutto inutile. Alle 5,30 del mattino hanno dovuto avvisare i genitori dell’avvenuto decesso.

La donna ha chiesto spiegazioni ai medici ma, secondo quanto ha riferito ella stessa, le sarebbe stato risposto che avrebbe dovuto aspettare l’esito dell’autopsia. Infine, la “strana” circostanza della mancata comunicazione alla direzione della Asl dell’accaduto. Un ritardo che avrebbe fatto slittare anche l’esecuzione dell’esame autoptico, tanto che, ieri mattina, la direttrice sanitaria ha disposto l’immediato avvio della procedura. Intanto Fabiola Corradini è tornata a casa.

Il reparto di Ostetricia di Tarquinia era finito sotto la scure dei tagli imposti dalla Regione Lazio nell’ambito del piano di rientro del debito sanatorio. Per salvarlo ci fu una mobilitazione da parte di tutte le istituzioni e della stessa Asl, anche se il numero dei parti era al di sotto del limite stabilito dal piano di rientro. Ora il rischio è che qualcuno possa tornare alla carica per ottenere lo smantellamento di una struttura che, al di là della morte della neonata, resta indispensabile per la rete ospedaliera della provincia di Viterbo e non solo.




Facebook Twitter Rss