

Sono in aperta protesta i genitori dei numerosi bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie di Bomarzo ai quali è stato vietato, in base ad un documento interno, lo "statuto degli studenti e delle studentesse" (Doveri - art.4 comma j), di portare bottigliette di acqua da casa per poter bere durante la mattinata, con tanto di sanzioni disciplinari per gli studenti che contravvengono le disposizioni. La scuola, forte delle regole interne suddette, ha cercato di risolvere il problema mettendo dei distributori automatici lungo i corridoi, ovviamente a pagamento.
Distributori che però, paradossalmente, non sono forniti di acqua ma solo di bibite gassate, o, in alternativa, tè e succhi di frutta.
La protesta dei genitori si basa fondamentalmente su due punti:
Prima cosa, fanno rilevare, non sembra giusto né salutare costringere i propri bambini a bere bevande gassate, o che contengano caffeina e teina. Secondo, alle famiglie non appare nemmeno giusto, anche nel caso che le bottigliette di acqua siano inserite nei distributori, far spendere alle famiglie euro al giorno per far bere i propri ragazzi.
In fondo, sempre secondo i genitori, portare un po’ d’acqua da casa non sconvolgerebbe i piani didattici né quelli educativi.
La scuola, da parte sua, giustifica invece il provvedimento come una sorta di prevenzione verso eventuali atti di bullismo da parte dei ragazzi, nel timore che le bottiglie d’acqua vengano usate come strumenti di offesa tra coetanei. Cosa, questa, obiettano i genitori, che potrebbe verificarsi anche con le lattine delle bevande acquistate dal distributore automatico.
Un cane che si morde la coda, dunque, con due posizioni che si confrontano e si rincorrono ormai da quasi un intero anno scolastico.