ANNO 27 n° 270
Calcio - E adesso per la Viterbese crederci diventa una necessità
Serie D: i gialloblù hanno il dovere di provarci fino alla fine
26/03/2012 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO - Dopo la sconcertante prova offerta dalla Viterbese sabato scorso contro il Todi resta da farsi solo una domanda. Un singolo quesito per capire un concetto fondamentale. Ed allora nella mente di chi osserva e prova a dare un giudizio su quanto successo al Rocchi sarà balenato nella mente il seguente problema: quanto ancora ci crede la Viterbese?

E' fondamentale dare una risposta in un senso o nell'altro, senza farsi troppi pregiudizi. Poichè qualora le percentuali del si prevalessero sul no, allora un barlume di speranza resterebbe comunque accesso. E non solo in vista della Coppa Italia, ma soprattutto in vista delle ultime sei gare che restano da disputare da quì al termine del torneo. Qualora invece il pollice fosse verso scorrerebbero da subito i titoli di coda e le partite si trascinerebbero stancamente e certi smottamenti potrebbero essere ancora più evidenti.  

Non si può dare un giudizio compiuto della partita contro il Todi: troppo evidente la differenza tra una squadra (quella ospite) che pur giocando un calcio didascalico si è impossessata della partita non lasciando mai la presa e un'altra (la Viterbese) che dagli spogliati non è mai uscita o forse lo ha fatto per effettuare il riscaldamento. Oltre ai soliti impacci e alle titubanze nella costruzione della manovra si è notata una squadra svogliata, quasi che la partita fosse un inutile orpello. Ecco perchè la domanda posta alla base è sensata in quanto la risposta a caldo sarebbe negativa, il gruppo non ci crede più, non risponde ai comandi, si muove come una trottola impazzita della quale si perdono le tracce riguardo qualsiasi movimento.

Invece crederci diventa allo stato attuale una necessità e non solo per l'ordinaria amministrazione o per sperare nel miracolo di Sant'Antonio. Se la Viterbese ci credesse per davvero allora deve fare di tutto per dimostrarlo a se stessa e agli altri. Crederci significa insistere su concetti tattici conosciuti, vuol dire non abbattersi di fronte alla prima difficoltà, non subire la partita passivamente, pensare che una reazione esista ad ogni caduta che può anche essere fragorosa come lo 0-4 subito dal Todi. Crederci è sinonimo di non mollare fino all'ultimo istante, perchè le partite si possono vincere anche all'ultimo respiro e talvolta non bisogna neanche vergognarsi di farlo. Crederci vuol dire esistere, mostrarsi, farsi vedere per quello che si vale e provare a intimorire l'avversario anche solo con il nome.

E' pur vero che non si vince solo chiamandosi Viterbese e non ci si può aspettare tappeti rossi a riguardo. Ma imporsi con la forza della storia è possibile: per costringere l'avversario a triplicare le forze e per questo stancarsi e di conseguenza prenderlo per sfinimento. Crederci  deve diventare pertanto la parola d'ordine nello spogliatoio gialloblù per evitare la figuraccia anche a Sant'Antonio Abate che sarebbe digerita male non solo dal pubblico (che ha contestato in modo civile e ha urlato la sua rabbia) ma anche dalla società che già deve pensare in proiezione futura al prossimo campionato

Tuttavia certezze al momento sono poche, ma il calcio non è una scienza esatta, in campo può succedere di tutto. Basta crederci, appunto.




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