

di Domenico Savino
VITERBO – D’ora in poi a tener banco non saranno solo le vicende legate al campo, al calcio giocato, al campionato da terminare, alla finale di Coppa da conquistare. Si parlerà anche e soprattutto di vicende societarie, di Fiaschetti che si dimette e dei possibili: è bene ricordare che l’ormai ex presidente resta come sponsor principale e continua a far parte integrante di quel gruppo di soci che lo hanno scelto al vertice della società di via della Palazzina circa due anni fa.
Tecnicamente c'è una casella vuota nell’organico societario e comunque a gestire il finale di stagione ci sono i due vice presidenti Carlo Graziani e Guido Maccio insieme al direttore generale Maurizio Donsanti.
''La Viterbese non è una società allo sbando – afferma il dg – se fosse così mi preoccuperei; invece siamo un gruppo solido, il progetto continua come dimostra l’esordio in campionato di Gnignera, un prodotto del nostro vivaio, del settore giovanile che abbiamo ricostruito e il merito e soprattutto di Fiaschetti''.
Parole che iniziano a tranquillizzare e che sono sentore di una compagine dirigenziale che conosce i passi che deve effettuare in questo periodo: ''Di proposte ufficiali, di potenziali acquirenti, non ne siamo a conoscenza – continua – a meno che non siano contatti diretti di Fiaschetti. Io inviterei tutti a essere pragmatici e a ricordarsi che c’è un campionato da giocare con prospettiva play off e la semifinale a Sant’Antonio Abate a breve termine: dobbiamo rivolgere tutte le forze verso questi obiettivi. Chiunque si avvicinerà alla Viterbese troverà una società sana''.
Calma e gesso anche perché fino a giugno si andrà avanti così: tuttavia saranno mesi in cui voci e ipotesi sul futuro della Viterbese si rincorreranno. Eppure mancano ancora due mesi di campionato e l’attenzione per quanto possibile va rivolta anche al rettangolo verde: che mostra una squadra ancora preda di impacci, anche se non si direbbe dopo la vittoria contro lo Zagarolo. Troppo remissiva la squadra romana, troppo limitata la sua resistenza. In questo tipo di gare non capisce bene se sono troppo evidenti i meriti di chi vince o lapalissiani i demeriti di chi perde.
Qualcosa si è visto e ancora i gialloblù vanno a sprazzi, vivono di folate improvvise, di scariche, una costante nel campionato che finora hanno condotto. Era marchiata a fuoco la distanza tra le due contendenti e non è servito premere sull’acceleratore in modo forsennato ma in qualche occasione la squadra non ha dato l’idea di essere sicura e pienamente padrona del proprio destino. Purtroppo con le lacune di gioco si dovrà convivere, perché sembra difficile che d’incanto tutto passi. Alcuni cambiamenti sono stati ugualmente osservabili come nella scelta della coppia di centrocampo Sabatino – Piccolo (la migliore in organico che abbina corsa e geometrie) o l’impiego di Majella che per il tecnico è l’alter ego di Vegnaduzzo (il cambio tra i due a risultato oramai acquisito lo dimostra). Appunti di campo prima che lo stesso lasci posto alle vicende societarie.
Merita menzione anche il pareggio della Flaminia Civita Castellana contro la capoplista Pontedera: un punto che vale oro soprattutto per il morale della squadra allanata da Puccica e che veniva da due sconfitte consecutive. La consapevolezza di potersela giocare contro chiunque era ben salda nella mente del tecnico di Capranica e i suoi calciatori lo hanno ancora una volta dimostrato.