

Riceviamo e pubblichiamo.
Sin da quando emerse l'idea di trasformare a sede del Teatro Comunale la Chiesa di S. Sebastiano si intuì che la contiguità con fabbricati abitativi e un retrostante terreno franoso ponessero dei problemi. Ultimamente da geologi e protezione civile è emerso l'orientamento a trasferire gli abitanti di zone franose ed a consolidamento in aree non a rischio. Dietro S. Sebastiano la situazione si aggrava per la presenza di muri massicci in cemento armato i quali costituiscono un pericolo in più, oltre alla natura franosa del terreno. Per il teatro occorre un'altra soluzione.
Ed anche per i brutti muri sorti lungo le pregiate verdi pendici del Monte Cimino a monte dell'abitato di Canepina ove le ferite inferte dovrebbero essere rimosse nonostante l'evidente insensibilità di progettisti e tecnici delle amministrazioni pubbliche comunali e provinciali. Come andrebbe fatto rispettare il vincolo idrogeologico nelle zone di espansione a suo tempo rilevato dal Corpo della Guardia Forestale. Troppa accondiscendenza clientelare alla sete popolare di metri cubi può portare una marea di voti ma anche dannosa alterazione del paesaggio, delle falde acquifere e di altri pregi che fanno del territorio di Canepina un patrimonio pregiato non solo nostro. Peppino Impastato e Leonardo Sciascia penso che da noi avrebbero qualcosa da dire.
Angelo Bini
del movimento politico “Il Castagno … la nostra storia”