

di Alessia Serangeli
VITERBO – “A memoria d’uomo il più grosso sequestro mai eseguito in tutta la provincia di Viterbo ed è di assoluto rilievo anche a livello nazionale”. Ad aprire la conferenza stampa indetta per illustrare i dettagli della vasta operazione antidroga, brillantemente condotta dagli uomini della Compagnia di Tuscanica, è stato il comandante provinciale in persona. “Qui – ha detto il colonnello Gianluca Dell’Agnello - stiamo parlando di un vero e proprio tesoro economico sorvegliato a vista da guardiani armati”. Qui – aggiungiamo – stiamo parlando di chili e chili di droga che sulla piazza di spaccio avrebbero fruttato qualcosa come 2/3 milioni di euro. E non è possibile – questo è il sospetto dei militari – che dietro ad un traffico tanto vasto ci siano dietro due pastori sardi; originari del Nuorese, ufficialmente dediti all’allevamento di ovini e trapiantati un paio di anni fa Tuscania. Dove sono praticamente fantasmi. “Nessuno li conosce, né li ha mai visti. Nemmeno la comunità sarda della zona ha mai sentito parlare di loro”, ha sottolineato il capitano Massimo Cuneo. Pregiudicati sì, ma non per precedenti analoghi, O.F. (41 anni), ed L.G. (48) sono stati arrestati e rinchiusi nel penitenziario viterbese di Mammagialla per coltivazione di marijuana, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo e alterazione di arma da fuoco.
Indagini in tempi record. L’input investigativo, le verifiche del caso e il blitz: tutto in una manciata di ore. Gli uomini dell’Arma, in particolare, avevano ricevuto la segnalazione di una presunta coltivazione di piante di canapa indica in quel di Castel Ghezzo, località al confine tra Tuscania e Montalto di Castro. “Abbiamo perlustrato l’area con mezzi aerei ma, in lontananza, era difficile accertare se si trattasse realmente di marijuana”. Quindi l’escamotage: un carabiniere facente capo al capitano Cuneo, tolta la divisa, si è improvvisato cercatore di funghi addentrandosi in un impervio e sperduto terreno esteso circa 10 ettari: qui, artatamente occultata, si ergeva l’enorme piantagione di marijuana grande oltre ettaro con un migliaio di piante alte dai 2 fino ai 5 metri. A sorvegliarla a vista, con tanto di fucile spianato, il finto fungaiolo ha trovato i due pastori, che gli hanno intimato di alzare i tacchi e non farsi più vedere.
Il blitz. Nel giro di un paio di ore il capitano Cuneo ha messo a punto il dispositivo, organizzando una squadra di trenta uomini. “Quando ci ha visti – ha detto il comandante – O.F. ci ha puntato il fucile contro. Quindi abbiamo esploso due colpi in aria e sono scappati entrambi. O.F. a piedi gettando il fucile poco lontano, ed L.G. a bordo di un fuoristrada”. Il primo è stato acciuffato dopo un inseguimento di circa un chilometro, mentre il secondo si era rifugiato nella sua abitazione, dove si trovavano anche la moglie e la figlia, denunciate per favoreggiamento. Al momento dell’arresto, entrambi hanno opposto resistenza, colpendo i carabinieri con calci e pugni, tanto che due sono rimasti feriti con prognosi di 10 giorni.
La piantagione spettacolare e il maxi sequestro. “In trent’anni di servizio non ho mai visto una cosa simile”, questo il commento - tanto per avere un’idea – che si è lasciato sfuggire un carabiniere, con un’onorata carriera alle spalle, durante la conferenza stampa di ieri. In totale le piante sequestrate sono almeno un migliaio, per un totale di tredici quintali di marijuana. Per un business milionario, considerato anche l’elevato principio attivo dei fusti “già analizzato in laboratorio”.
Nello sconfinato terreno gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato tutta l’attrezzatura per la coltivazione: dai fertilizzanti al sofisticato sistema di irrigazione. Sequestrati anche il fucile e le munizioni, due coltelli a serramanico, il fuoristrada e due radioline portatili che i due utilizzavano per i loro spostamenti durante i “servizi” di vigilanza.
Reati ambientali. E’ un’altra delle ipotesi di reato contestata ai due pastori sardi per l’azione di disboscamento compiuta per far spazio alla cannabis. Il danno ambientale è ancora da quantificare, mentre i carabinieri, con l’ausilio dei vigili del fuoco, hanno impiegato due giorni per recidere le piante e trasferirle in un magazzino top secret. “Saranno bruciate – hanno spiegato i carabinieri - solo dopo l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. E, tra i reati, c’è anche l’invasione di terreni: la piantagione, infatti, non sorgeva sul loro terreno, ma in quello confinante di proprietà di un conte romano, ovviamente ignaro, che lo aveva affittato a due altrettanto ignari tuscanesi.
Il sospetto di un’organizzazione criminale dietro ai due pastori. Sotto sequestro sono finite anche le utenze telefoniche in uso agli arrestati che, adesso, potrebbero rivelarsi molto utili alle indagini. “C’è il forte sospetto – ha concluso con toni sibillini il capitano Cuneo - che dietro di loro ci sia la mano di un’importante organizzazione criminale”.