ANNO 27 n° 270
Capo clan rinchiuso a Mammagialla impartiva ordini agli affiliati
Antonio Caridi sfruttava i colloqui con i familiari
28/02/2012 - 07:10

VITERBO - Era rinchiuso nel carcere di Viterbo ma continuava ad impartire direttive agli affiliati della cosca sfruttando i colloqui con i più stretti congiunti. Per questo motivo un’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata ad Antonino Caridi, 52 anni, uno dei vertici dell’omonima cosca della ‘ndràngheta e genero del defunto boss Domenico ‘’Mico’’ Libri. Ordinato anche l’arresto del fratello Giuseppe Caridi, detto Pepè, 69 anni, considerato il capo famiglia. Giuseppe e Antonino Caridi sono ritenuti responsabili si associazione mafiosa, con ruolo di promotori e organizzatori del sodalizio Caridi-Zindato-Borghetto.

Secondo gli investigatori infatti, il regime di detenzione presso il carcere di Mammagialla, non ha scalfito il ruolo ricoperto da Caridi nella cosca, né ha impedito allo stesso di continuare ad dare disposizioni tramite i familiari che si presentavano ai colloqui, al fine di gestire attività illecite.

Insieme ai fratelli Caridi, nell’ambito dell’operazione ‘’San Giorgio bis’’, gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato Bruno Doldo, 47 anni, assistente capo della polizia di Stato in servizio presso l'ufficio scorte della Questura. Doldo è accusato di avere passato notizie riservate sulle indagini in corso agli affiliati alla cosca Caridi, legata al più potente clan Libri.

Il 22 giugno 2009, beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro erano stati sequestrati ad Antonino Caridi. Le indagini di natura patrimoniale avevano permesso di ricondurre a Caridi varie ditte e società che, benché intestate ad altri, erano frutto del capitale illecito della cosca malavitosa.




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