

Capodanno a teatro. L'iniziativa è dell'Associazione culturale ECR che il 31 alle 21.30 al teatro San Leonardo di Viterbo rappresenta "Intrappolati", scritto e diretto da Piermaria Cecchini. In scena lo stesso Piermaria Cecchini, Laura Antonini, Marco Paoli e Giulia Oliva. Luci e fonica di Lorenzo Corbucci, graffiti di Margherita Gulli.
La prima, del 31 dicembre comprende un piccolo buffet con il brindisi di fine anno, poi la festa continua in piazza con il Capodanno organizzato dal Comune.
"Intrappolati" andrà in replica il 2 gennaio alle 21 il 3 gennaio si replica alle ore 17.
La scheda dello spettacolo
E' la vigilia di Natale, a causa di un’esplosione, Franco (Piermaria Cecchini) ex animatore ingaggiato come Babbo Natale aziendale, Tata (Laura Antonini) una cliente alla ricerca di cozze neozelandesi per il cenone della vigilia, Paolino, il cassiere (Marco Paoli) e Eleonora figurante di un presepe vivente (Giulia Oliva), rimangono intrappolati in un supermercato .
Storie, aneddoti, biografie, liti e complicità costruiranno la materia di un nuovo microcosmo dove vivono e interagiscono i nostri personaggi . Quattro diseredati, socialmente emarginati, mitomani e bugiardi, spigolosi e antipatici, nevrotici e paranoici, disegnati fin nei minimi particolari psicologici dalla penna di Piermaria Cecchini e così profondamente umani nelle loro debolezze e contraddizioni da sembrare veri; arrivano dritti dentro l’animo dello spettatore che si affeziona realmente a quella loro disperata solitudine, così come si diverte sinceramente della loro goffaggine, che in qualche modo appartiene a tutti noi.
La regia, prende in prestito il linguaggio cinematografico, dove luci e bui regalano allo spettacolo una sorta di montaggio, conferendo ritmo e movimento alla storia che in fondo è la favola che non riusciamo a raccontare, è il sogno infranto dell’adolescenza, è il capriccio del destino,è l’assurdo e il paradosso del nostro tempo, è incanto e disincanto, magia ed illusione... amore e follia. I personaggi della storia, inadeguati e non corrispondenti ai modelli di bellezza, ricchezza e successo della nostra società, si ritrovano soli, emarginati e perdenti in un supermercato di periferia, eppure, sarà proprio questa condizione di esistenza fallimentare, dove anche il linguaggio è una sorta di zapping verbale dal sapore televisivo, il punto di partenza del loro riscatto, in un viaggio verso le cose che contano e non si consumano. I nostri “anti-eroi” paladini involontari delle cause perse, cercheranno di vincere la loro piccola guerra all’anonimato e di trovare finalmente una ragione ed una speranza di salvezza alla loro vita e ci piace pensare, anche quella di tutti gli uomini… ma questo accade solo nelle favole?! Forse sì…. sarà per questo non vorremmo mai smettere di scriverle... leggerle… o vederle raccontate a teatro.