ANNO 27 n° 263
Capperi & Libertà!
Riflessioni di Elda Martinelli. Con simpatia...
29/12/2013 - 01:24

di Elda Martinelli

VITERBO - Ci sono cose irrefrenabili e indomabili, quanto indispensabili. Cose che più cerchi di imbrigliare e reprimere, anche, più prendono forza. Che strappate malamente, represse, svilite… prendono vigore e si diffondono ancor più: con la inarrestabile capillarità dell’acqua (''il foco si ferma, ma l’acqua non la ferma nessuno!'' diceva sempre la mia amatissima nonna). Ci sono cose che davvero nessuno potrà mai costringere e limitare. Come la libertà.

Ho pensato più volte a questo, trovandomi -più volte- a godere della bellezza delle piante di capperi. Piante dal fascino discreto: ma pur stupende per quella loro indiscutibile tenacia. Amo in loro la loro forza di strappare la propria vita tra il poco o nulla che le unisce ai sassi dei muri esposti a mezzogiorno: unendoli, anche, quei sassi di muri a secco, che da millenni resistono nelle nostre belle isole, a sud, a tutto: anche agli uomini. Amo quella loro non sfacciata ma profonda bellezza che grida tutta la loro realizzazione, nella irrefrenabile caduta di foglie e fiori. E frutti. Piccoli e decisi. Non appariscenti, ma carichi della tenacia di chi si realizza. Nonostante tutto.

Questo personale pensiero sulla libertà si fa più intenso ogni volta che transito da piazza del Sacrario verso la chiesa della Trinità e giro lo sguardo verso quel bellissimo e vecchio muro che recentemente, una delle rare quanto inopinate decisioni di presunto ''ordine e pulizia'', nella nostra città, ha fatto brutalmente stuccare. In cemento raso, rasate le piante di capperi che vi regnavano indiscusse.

Ebbene, dopo poco tempo, dalle impercettibili fessure tra le stuccature moderne e le antiche pietre (per lo più ''occhio di pesce'', come i vecchi carpentieri viterbesi le chiamano…) le radici che nessuna mano umana ha potuto estirpare fino in fondo, hanno dato vita a nuove ancor più tenaci e ancor più trionfanti piante di capperi.

Vi voglio parlare di capperi oggi, perché a loro ho pensato in questi giorni di lotte e proteste prenatalizie, durante le agitazioni dette ''dei forconi''. ''Che tipo estroso, la Martinelli: chissà dove va a parare…'' (dirà qualcuno), ''Và l’è goja: apre bocca e jè dà fiato!'' (dirà talaltro). Trovo un’intensa pertinenza, invece.

L’ho trovata quando giovedì 12 dicembre ho visto, nella trasmissione di Michele Santoro, un breve filmato -ripreso con non poco coraggio dai cameramen- sull’attacco dei celerini alle spalle di un gruppo di studenti universitari di Roma, manifestanti. Alle spalle: in quanto i ragazzi con megafono, in prima fila, erano girati di spalle alla polizia (tre metri dietro loro…) per organizzare gli altri compagni nella protesta. E poco dopo, nello stesso filmato, nel fuggi fuggi generale tra manganellate varie, si è visto il pestaggio di un ragazzo che, incautamente, si era andato a riparare (ma anche a chiudere!) tra due auto parcheggiate. Facendo la fine del sorcio, come si dice. Sottolineo che il filmato non è stato volutamente commentato in studio.

Quello che mi ha indignato (ancor più!) è stato ascoltare alla radio (ho sempre radio2Rai accesa, in casa…), la mattina del giorno seguente, il racconto degli stessi accadimenti, dai quali si evinceva esclusivamente che ''due poliziotti erano usciti leggermente feriti negli scontri a La Sapienza''. Anche io, su questo, mi limito ad un no-comment.

Non sarò certo io a fare un’esegesi di tipo politico-sociologico sui fatti: a san Pietro, che farà domande, con quel suo immenso mazzo di chiavi in mano, arrivando su… dichiarerò di essere stata mamma e massaia…(educatrice, anche) non certo economista, politologa, né tanto meno segretaria di partito.

Però i fatti a me han fatto pensare. Come mamma: e come educatrice. Sarà perché negli stessi giorni delle proteste più o meno strutturate o sfilacciate, raccontate dai media, con il debutto di ''Gatto Tigrato e miss Rondinella'' di Jorge Amado (presentato dalla ''Compagnia dei Piccoli'') genitori e figli, insieme, abbiamo assaporato sfumature di libertà apparentemente inimmaginabili e incomprensibili per piccoli attori tra i 7 ed i 14 anni!.. Abbiamo gustato variabili di garbato e fermo dissenso in risposta alla mancata libertà di espressione, in risposta alla repressione di ogni diversità, in risposta ad ogni imposizione pseudo educativa… Abbiamo imparato (attori e pubblico!) dal racconto di un poeta brasiliano che la difformità è fonte di ricchezza, che dove finisce la tua libertà inizia la mia: e che su quel confine sottile passa la vita comune… (Ma, d’altra parte, la libertà è una sola. E’ ''ascolto + rispetto = crescita'' … La libertà è sempre se stessa. Per ciascuno. A qualunque età, in qualunque tempo e in qualunque latitudine…) Sarà che sono passata spesso sotto quel muro, in queste ultime settimane… Sarà che penso alla libertà, quando vedo i capperi.

Ecco la pertinenza, signori. La libertà è come le radici dei capperi: grida sempre e comunque verso il sole/ verso l’alto. Non c’è calce/ non ci sono calci che possano uccidere l’innata sete di libertà: che è crescita, in primis (e la crescita, l’ho detto, lo ripeto e lo credo fermamente, viene dall’ascolto e dal rispetto). Andrebbero sempre studiate le cause che conducono a presunte infestazioni: e come nei capperi si potrebbe scoprire che la libertà di espressione e di essere se stessi è invece tessuto fondante e portante di una società che si definisce civile (soprattutto finché la protesta non si fa rivolta!). Come quelle sottili e invincibili radici dei capperi, che da millenni tengono insieme i muri a secco nelle nostre meravigliose isole del sud.

E se ancora non troverete pertinenza alcuna, signori miei, vi dirò in breve la mia idea di libertà: e lo farò con una citazione (carezza e viatico del mio cuore da oltre trent’anni). Sì, lo so: uso spesso delle citazioni… ma se c’è tanta gente più brava di me (e così tanto vicina a me) perché non citare! Citare, poi, è un ricordo: e far vivere ancora un grande poeta, dimenticato dai più, per me è un piacere e un onore.

''Vorrei la voce forte che non ho per dirti che vorrei che fossi mia:

per sbandierarti a tutti all’infinito, per aiutarti nella verità

per non legarti ai ceppi di un partito

(senza inchiodarti col sangue di una fede)

mia tanto sospirata libertà''.

Pierangelo Bertoli, ‘’Canzoncina’’ – 1980

Non avevo vent’anni. Non lo sapevo ancora, ma già amavo i capperi come la libertà.




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